Parlamento Ue: no alla violenza, sì al dialogo Madrid-Barcellona

Mercoledì discussione nella plenaria sul caso Catalano, presente anche la Commissione Ue. Verdi e socialisti all'attacco di Rajoy.

Incidenti Referendum catalano. EPA/Andreu Dalmau

Ci sono volute le cariche della polizia e della Guardia Civil in Catalogna perché, infine, l'Europa battesse un colpo sulla frattura territoriale apertasi tra Barcellona e Madrid. Il Parlamento Ue ha infatti deciso, all'apertura della prima sessione plenaria di ottobre, di mettere in agenda per mercoledì 3 alle 15 un dibattito sulla 'Costituzione, Stato di Diritto e Diritti Fondamentali in Spagna alla luce dei recenti fatti in Catalogna'. La Commissione Ue, che fino ad ora si è trincerata passivamente dietro i peraltro quasi nulli margini di azione lasciati a Bruxelles dai Trattati comunitari sulle questioni che toccano la natura interna di uno Stato membro, è stata invitata a partecipare. 

Verdi e Socialisti contro Rajoy

Il sì dell'eurocamera al dibattito è arrivato dopo che la settimana scorsa una pari richiesta avanzata dai Verdi e dal gruppo GUE della Sinistra unitaria era stata respinta dal Tavolo dei Presidenti, l'organo composto dai capigruppo dei partiti politici e che definisce l'agenda delle attività del Parlamento. I fatti di domenica hanno però cambiato le carte in tavola. "Avevamo già chiesto un dibattito", ha affermato in aula la co-Presidente dei Verdi Ska Keller, "ma ora, a prescindere dalla posizione sul referendum, non si possono chiudere gli occhi sulla violenza della policia, deve essere chiaro che non si può usare la violenza per risolvere i conflitti: ci vuole la politica".

"L’Europa deve guardare da vicino la situazione in Catalagna e dovrebbe offrire una mediazione per risolvere il conflitto". Ska Keller, Verdi. 

Contro la violenza ed anche contro la passività del premier iberico Mariano Rajoy si è espresso con forza Gianni Pittella, capogruppo dei Socialisti e Democratici. "Rajoy non ha fatto niente, l'escalation della tensione doveva essere disinnescata molto tempo fa, per evitare gli scontri tra polizia e civili. Le terribili immagini di violenza diffuse da Barcellona nel mondo non dovevano avvenire. E' scandaloso che il governo conservatore in Spagna non abbia aperto un dialogo prima ed abbia ignorato la voce di così tanti cittadini in Catalogna", ha affermato Pittella.

La richiesta di votare una risoluzione a seguito del dibattito, avanzata dal gruppo EFDD, Europa della Libertà e la Democrazia Diretta del M5S, non è stata accettata dalla plenaria, perché, parole della capogruppo GUE Gaby Zimmer, "il tema è troppo serio e dobbiamo analizzare tutte gli aspetti della questione". 

Parlamento diviso

Un punto ripreso, quello della gravità della situazione, anche dall'altro lato dello spettro politico, dal popolare spagnolo Esteban Gonzalez Pons, uomo di Rajoy, vicecapogruppo PPE e unico spagnolo a prendere la parola in aula lunedì. "Non sono solo in gioco le immagini di ieri, ma anche una dichiarazione uniltarele di indipendenza contro la Costituzione che è stata annunciata per giovedì e che potrebbe spaccare il mio paese. Ci sono cose con le quali non si può scherzare - ha affermato ancora Gonzalez Pons - siamo qui per unire, il Parlamento europeo non può spezzare". Sottointendendo che è la Spagna quella da non spaccare.  

La ricerca di unione dovrà infatti superare le profonde differenze che serpeggiano da sempre nell'eurocamera, tra partiti nazionali ed europei che sono per l'intangibilità delle frontiere e per una Ue che dovrebbe restare alla finestra senza intervenire nelle questioni interne di uno Stato membro e formazioni regionaliste, ma anche nazionali che invece vedono nell'Europa l'unico interlocutore capace di ascoltare le richieste di maggior autonomia che vengono da alcuni territori del continente. 

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