“Quella giornata con Carola passata a raccattare cadaveri in mare”

L’amica di Rackete e attivista di Sea Watch racconta l’episodio che ha segnato il futuro della giovane capitana. Interviene anche il suo legale: “Sono orgoglioso di dare il mio contributo, i giuristi si impegnino per la qualificazione giuridica dei salvataggi”

“È una persona tutta d’un pezzo che crede molto in determinate battaglie e non accetta alcun compromesso”. Con queste parole l’attivista Giorgia Linardi, portavoce italiana dell’Ong Sea Watch, descrive l’amica Carola Rackete, la capitana della nave che lo scorso 29 giugno ha attraccato al porto di Lampedusa, nonostante gli alt delle forze armate, per portare in salvo 42 naufraghi. La decisione dell’attivista 31enne ha dato vita a un susseguirsi di indagini giudiziarie e premi internazionali - una medaglia d’onore le è stata assegnata pochi giorni fa dal Parlamento della Catalogna - per un caso che ha spaccato l’opinione pubblica italiana e internazionale, tra sostenitori della salvatrice dei disperati in mare e nemici giurati della “sbruffoncella che fa politica sulla pelle dei migranti”, come la apostrofò l’ex-ministro degli Interni, Matteo Salvini, che dovrà rispondere di diffamazione nei confronti della Rackete.

Il tragico naufragio

“Carola nasce come attivista ambientalista”, ricorda Giorgia Linardi, “ma poi ha deciso di mettersi a disposizione del salvataggio civile in mare”. “È stata la mia capitana a bordo di una missione molto dura sulla Sea Watch 2, dove abbiamo assistito a un naufragio bruttissimo in cui sono morte centinaia di persone”. L’episodio che più avrebbe segnato le vite di Linardi e Rackete è avvenuto nel 2016, all’apice della crisi migratoria. “Ci sono stati due naufragi nel giro di tre giorni e l’Unhcr (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, ndr) aveva stimato circa 880 morti”. “Con Carola siamo state tutto il giorno a raccattare cadaveri”, richiama alla memoria Linardi. Ma assieme alle Ong c’era anche “la nave Vega della Marina militare italiana” in una relazione di collaborazione  “completamente diversa rispetto alla situazione attuale, dove si lavorava insieme ai militari”.

Salvare vite in mare

Intervenendo a Bruxelles nel corso del dibattito “Saving lives is not a crime”, salvare vite non è un reato, organizzato dal gruppo parlamentare Sinistra-Gue al Parlamento europeo, Linardi ripercorre i rischi legati all’attività di soccorso dei migranti che, nel tentativo di raggiungere l'Europa, affidano la loro vita a imbarcazioni di fortuna. “Siamo un’ambulanza che interviene su una strada dove si lascia che accadano incidenti, anzi si creano - accusa - e poi troviamo l’ospedale chiuso”. “La migrazione attraverso il Mediterraneo centrale non dipende senz’altro da tre barchette delle navi delle organizzazioni umanitarie”, risponde a chi accusa le Ong di facilitare gli scafisti.

Il caso Rackete e la difesa dell'avvocato

“Sono orgoglioso di poter dare il mio piccolo contributo di competenza a questa causa”, spiega Salvatore Tesoriero, legale di Carola Rackete. “E trovo sia doveroso per i giuristi impegnarsi per un tema come quello della qualificazione giuridica dei salvataggi in mare”, fa appello l’avvocato. 

L’ingresso forzato al porto di Lampedusa ha portato all’arresto immediato della capitana per resistenza a pubblico ufficiale e violenza contro nave da guerra, reati poi ritenuti non sussistenti o giustificati secondo il giudice per le indagini preliminari che ha disposto la scarcerazione. Ma sulla Rackete pendono ancora diverse accuse che prevedono “in astratto anche pene gravi”, ricorda il suo legale. 

Il presunto speronamento

“Carola ha messo in salvo e condotto in un porto sicuro dei naufraghi, persone che senza l’intervento della Sea Watch 3 sarebbero probabilmente morte”, sottolinea l’avvocato Tesoriero che sul contatto avvenuto in porto tra la nave dell’Ong e un’imbarcazione delle forze armate ribadisce con forza: “Non ci fu nessuno speronamento, venne fatta una manovra molto lenta, funzionale a non mettere in pericolo la vita di alcuno, diretta esclusivamente a garantire quell’agognato porto sicuro ai naufraghi, che veniva da troppo tempo negato”.

“Carola sarà in Parlamento a ottobre”, annuncia poi Tesoriero con rifermento all’invito che le è stato rivolto dei deputati di sinistra della commissione Libertà civili dell’Eurocamera. Una presenza che ha già diviso la politica europea, portando a Bruxelles lo scontro che ha monopolizzato per mesi l’attenzione pubblica italiana. “Finché la gente muore noi ci saremo - promette Giorgia Linardi - soprattutto finché non ci saranno le istituzioni che dovrebbero occuparsene”. 

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