Caos Brexit, ora Londra pensa all'operazione YellowHammer

Il Parlamento non è riuscito a trovare un accordo su un piano alternativo a quello di May e cresce il rischio No Deal. Il governo ha messo a punto un piano nel quale si prepara a lavorare ogni giorno per quasi 24 ore per far fronte alle dure conseguenze di un'uscita senza accordo il 12 aprile

Manifestanti anti-Brexit - Ansa EPA/NEIL HALL

Il Regno Unito rischia di uscire dall'Unione europea con un No Deal, in uno scenario che viene ritenuto catastrofico dalle imprese. Dopo che l'accordo raggiunto da Theresa May con Bruxelles è stato bocciato per ben tre volte, ieri la Camera dei Comuni, che ha preso il controllo del processo, non è riuscita a trovare una maggioranza per portare avanti un piano alternativo, bocciando tutti e 4 i testi che erano stati portati in Aula e domani, mercoledì 3 aprile, ci riproverà anche se al momento non sembra probabile che riuscirà a trovare il consenso su una strada percorribile. E la scadenza ultima posta dall'Europa, il 12 aprile, si avvicina sempre di più.

May insiste con il suo piano

Il governo May oggi terrà una riunione fiume di 5 ore, e si presume che la premier voglia riportare in parlamento il suo piano, anche se aumentano da più parti le richieste di dimissioni. Stephen Barclay, il ministro per la Brexit, ha detto che la Camera potrebbe ancora approvare il piano di May "questa settimana" e nel caso giovedì 4 sarebbe la data più probabile per una nuova votazione sul testo. Mercoledì 10 aprile è previsto il Consiglio europeo straordinario dell'Ue che deve valutare una possibile richiesta di un ulteriore rinvio della Brexit, ma questo verrà concesso solo se si troverà un accordo su un piano che sia chiaro, in caso di nuove elezioni o di un secondo referendum.

L'incertezza causa 600 milioni di sterline di perdite a settimana

Ma al momento non ci sono garanzie e questa situazione sta già creando grossi danni all'economia del Paese. Secondo le stime della Goldman Sachs l'incertezza è costata 600 milioni di sterline a settimana al Regno Unito dal referendum ad oggi. La banca d'affari ha stimato che si è perso quasi il 2,5% di crescita economica a causa della crescente frustrazione delle imprese dovuta alla mancanza di chiarezza attorno al divorzio dall'Ue. Con un No Deal il Paese subirebbe "grandi perdite di produzione" e un "sostanziale shock di fiducia globale" mentre se restasse nell'Ue per l'istituto "recupererebbe pienamente" le perdite.

La catastrofe No Deal

Anche Mark Sedwill, il Cabinet Secretary del governo britannico, ha previsto uno scenario catastrofico in caso di 'no deal', con i prezzi dei prodotti alimentari che aumenterebbero del 10%, polizia e forze di sicurezza in difficoltà, in tilt alcune aziende che commerciano con l'Ue, governo pressato per salvare le imprese dal baratro, recessione e deprezzamento della sterlina peggio che nella crisi del 2008, sistema giudiziario messo sotto pressione. L'allarme è stato lanciato in una lettera inviata alla premier britannica e ai ministri e resa nota dal Daily Mail. Lo scenario che dipinge Sedwill, che è l'uomo ai vertici dell'amministrazione pubblica britannica, anche consigliere per la Sicurezza Nazionale, è da apocalisse. Nei giorni scorsi era spuntato un altro documento riservato del governo britannico con lo scenario in caso di 'no deal': secondo il governo, un'uscita dall'Unione Europea non negoziata con Bruxelles aprirà nel Regno Unito una fase "critica" di tre mesi almeno, una situazione in cui potrebbero andare in tilt tanto il sistema trasporti che la fornitura di cibo e servizi essenziali.

Il piano d'emergenza

Il governo britannico si sarebbe preparato al 'no deal' con un'operazione battezzata operazione YellowHammer, che delinea i piani dei singoli ministeri per tentare di ammortizzare i problemi che causerà un'uscita dall'Ue senza accordo. Ma il caos potrebbe essere tale che l'intera operazione di pianificazione potrebbe andare a soqquadro. Nel documento c'è persino uno schema di giornata tipo a Whitehall, l'amministrazione di governo, una giornata di lavoro praticamente senza fine: inizio alle 7:00 con i "rapporti sulla situazione" inviati da tutto il territorio ai ministri e agli alti funzionari; una giornata che andrebbe avanti, con valutazioni e riunioni senza sosta, fino alle 5:30 del giorno seguente.

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