Calenda difende Conte: "Non accetto attacchi alla dignità del mio Paese"

L'esponente del Pd critica le parole del laeder dei liberali europei Guiy Verhofstadt, che ieri al Parlamento a Strasburgo aveva definito il premier "un burattino" nella mani di Salvini e Di Maio

"Non accetto attacchi alla dignità del mio Paese. Conte o non Conte. Perché l'Italia merita rispetto indipendentemente da chi la rappresenta pro tempore. E noi italiani dobbiamo ricordarcelo". Parola (o egio tweet) di Carlo Calenda, che decisamente contro corrente rispetto al resto dei suoi compagni del Pd, ha preso le difese del premier dopo i duri attacchi ricevuti ieri nel corso del suo intervento al Parlamento europeo a Strasburgo. Tra questi, quelli del leader dei liberali europei Guy Verhofstadt, che lo ha definito "burattino di Salvini e Di Maio".

"A me che qualcuno dia del burattino in una sede istituzionale internazionale al Presidente del Consiglio del mio Paese mi fa notevolmente incazzare. Comunque la si pensi", dice l'ex ministro rispondendo alla collega dem Alessia Morani, sempre su Twutter. Su Verhofstadt, Calenda dice "lo conosco e non discuto le sue buone intenzioni o il suo amore per l'Italia. Ma ha sbagliato. Punto. Poteva dire le stesse cose senza offendere il Presidente del Consiglio di un Paese fondatore".

Le parole di Calenda hanno provocato diverse critiche sul web. A cui l'ex ministro ha provato a rispondere, prima di arrendersi: "Bene adesso dopo aver difeso il Presidente del Consiglio (il che mi ha provocato una discreta gastrite), vado a lavorare per dare il mio contributo alla sua defenestrazione".

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Commenti (1)

  • Indipensentemente dall'essere contenti o meno, il Presidente del Consiglio dei Ministri italiano rappresenta tutti gli italiani. Offenderlo in maniera così volgare e ciarlonesca, significa offendere l'Italia. Non dimentichiamo altri illustri precedenti, come le ridacchiate in diretta di Sarkozy e la Merkel, ai danni dell'allora Capo del Governo italiano, con grande piacere delle sinistre italiane, che anche per quest'altro gravissimo episodio e tranne sparute eccezioni, si sono ripetute. Ma non c'é da meravigliarsi troppo, dato che é risaputo che nel DNA dei comunistoidi non esiste la parola PATRIA!

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