Calderoli condannato, Kyenge esulta: “Un’altra vittoria contro il razzismo”

Il politico leghista paragonò l’ex ministra a un “orango” durante un comizio. Per il Tribunale di Bergamo si tratta di diffamazione aggravata dall’odio razziale

Non sono bastate le scuse rivolte all’allora ministra per l’Integrazione Cécile Kyenge. Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato, è stato condannato a un anno e sei mesi di carcere per aver insultato l’europarlamentare del Pd il 13 luglio 2013, durante un comizio per la festa della Lega Nord a Treviglio. L’esponente del Carroccio aveva paragonato l’allora ministra, di origini congolesi, ad un “orango”. Per tale insulto, il Tribunale di Bergamo ha deciso la condanna per diffamazione aggravata dall’odio razziale.

“Abbiamo vinto un'altra volta, davanti ai giudici, nei luoghi che contano”, ha scritto Cécile Kyenge dopo la sentenza di primo grado. “Anche se la pena è sospesa”, ricorda l’europarlamentare Pd, “è una sentenza incoraggiante per tutti quelli che si battono contro il razzismo”. 

L’ex ministra precisa che la sua soddisfazione non è dovuta solo alla sua vicenda personale, “ma anche perché la decisione del Tribunale di Bergamo conferma che il razzismo si può e si deve combattere per vie legali, oltre che civili, civiche e politiche”, sottolinea la Kyenge.

In seguito all’indignazione generale provocata dall’insulto di Calderoli, il senatore si era scusato con la stessa Kyenge, regalandole un mazzo di fiori. L’indagine a suo carico, avviata dai pm di Bergamo, si scontrò nel 2015 con il voto del Senato a favore della “insindacabilità delle dichiarazioni di Calderoli in quanto opinioni espresse da un parlamentare nell’esercizio delle sue funzioni”. Il Tribunale non si diede per vinto e sollevò il conflitto di attribuzione, per vedere riconosciuta la propria funzione.

“Un grande riconoscimento per i pm che avviarono le indagini”, ha scritto la Kyenge, “dimostrando che lo spazio pubblico non può diventare un terreno di incitamento all'odio razziale”. Dopo essersi congratulata anche coi giudici per la fermezza nei confronti del Senato che aveva tentato di giustificare il proprio vicepresidente, l’europarlamentare ha definito la sentenza come “un grande insegnamento per tutte le persone che sono esposte ad atteggiamenti discriminatori e puramente razzisti: il razzismo va condannato ovunque si mostri”. 

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