Brexit e stretta sui migranti: cosi' nel Regno Unito i raccolti vanno al macero

Le aziende agricole hanno lanciato l'allarme: con l'uscita dall'Ue sono crollati i lavoratori stagionali. E nei campi le derrate vengono lasciate marcire. La soluzione? Delocalizzare in Cina e, paradosso dei paradossi, in altri paesi europei

EPA/ROLAND WEIHRAUCH

Intere derrate agricole non raccolte e lasciate a marcire nei campi. Un fenomeno che spesso viene associato alle regole dell'Unione europea e che nel Regno Unito è stato tra le bandiere dei promotori della Brexit. Solo che stavolta Bruxelles non c'entra. E gli agricoltori britannici che nel 2017 si sono trovati ad affrontare una situazione del genere devono prendersela proprio con l'uscita dall'Ue. E le politiche anti-immigrazione che in qualche modo ne sono derivate. 

La carenza di manodopera

Come rivelato dal Guardian, infatti, l'anno scorso le aziende agricole del Regno Unito hanno dovuto fare i conti con una carenza di manodopera mai vista prima. Secondo i dati della Nfu, la National farmers union, 4.300 posti di lavoro stagionale sono rimasti vacanti. Il motivo? La stretta sugli stagionali provenienti dall'Est Europa, che l'anno prima avevano rappresentato il 99% di questa categoria. 

Secondo un sondaggio, i produttori agricoli puntano il dito contro la Brexit, che, scrive il Guardian, “ha creato la percezione tra i lavoratori stranieri che il Regno Unito è xenofobo e razzista”. Ma la causa va cercata anche nella stretta attuata dal governo May sui lavoratori agricoli stagionali e nel calo del valore della sterlina dopo il voto sulla Brexit, che ha reso meno attraenti gli stipendi. 

“I coltivatori si stanno chiedendo come riusciranno a superare la prossima stagione”, ha dichiarato Alison Capper, presidente del comitato per l'orticoltura della Nfu, per il quale numerose fattorie sono state costrette a lasciare i prodotti a marcire a causa della mancanza di manodopera. 

La peggiore carenza di manodopera nel 2017 si è verificata a settembre, mese cruciale per i raccolti: il 29% dei posti di lavoro era rimasto vacante. Per il deputato Neil Parish, “la carenza di manodopera a livello nazionale sta portando a una vera e propria crisi agricola. In un momento di incertezza sui nostri futuri rapporti commerciali, dovremmo aumentare la sicurezza alimentare interna piuttosto che affidarci a prodotti alimentari importati”.

I rischi dopo la Brexit

Il problema potrebbe diventare ancora più grave dopo l'uscita definitiva dall'Ue, quando la libera circolazione di cittadini europei dell'Est sarà ancora più complicata. Secondo quanto riporta il Guardian, il governo sta pensando a soluzioni alternative, come la concessione di visti per ferie lavorative, sul modello di quanto già fanno Australia e Nuova Zelanda.

Ma queste misure non convincono le aziende del settore. Che stanno già delocalizzando parte delle loro produzioni in Cina, in Sud Africa e, paradosso dei paradossi, in altre parti d'Europa.

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