Brexit, approvato rinvio di almeno tre mesi, ma è “no” al secondo referendum

L'accordo di May tornerà in Aula per la terza volta la settimana prossima, se sarà di nuovo bocciato il rinvio potrebbe essere richiesto di ben un anno e il Paese parteciperebbe alle elezioni europee

Per una volta Theresa May può tirare un sospiro di sollievo. Il Parlamento britannico ha approvato la mozione del governo per prorogare l'applicazione dell'articolo 50, e quindi la Brexit, di almeno tre mesi. Il testo è passato con 412 voti a favore e 202 contrari. La premier riporterà in Parlamento il suo accordo, già bocciato sonoramente due volte, per una terza volta entro il 20 marzo.

Le prossime tappe

Qualora il suo piano dovesse passare Londra chiederà all'Europa solo un'estensione tecnica ed entro il 30 giugno il Regno Unito sarà fuori dall'Ue. Se invece sarà bocciato di nuovo May si è impegnata a chiedere all'Europa un'estensione più lunga, fino a fine anno, che però Bruxelles si è detta pronta a concedere solo "per un motivo valido" anche perché il Paese dovrebbe a quel punto partecipare alle elezioni europee di maggio. Ora la premier dovrà fare l'ultimo, disperato, tentativo di convincere i ribelli, cosa che resta comunque difficilissima. Lo spettro di una Brexit 'a data da destinarsi' potrebbe convincere i Tory dissidenti e gli unionisti nordirlandesi del Dup ad appoggiare il piano May, finora boicottato. Ma questa sembra al momento l'ultima carta che May può giocarsi.

No al secondo referendum

Bocciata invece la richiesta di un secondo referendum. L'emendamento respinto dai deputati chiedeva il rinvio dell'uscita dall'Ue per il tempo sufficiente ad indire una seconda consultazione popolare. Presentato dalla deputata Sarah Wollaston, che ha recentemente lasciato i Tories per entrare nel nuovo gruppo Indipendente dove siedono anche ex laburisti, l'emendamento aveva ricevuto il sostegno dei Liberaldemocratici. I laburisti hanno però scelto l'astensione, ritenendo che non fosse il momento giusto per affrontare la questione. Anche la campagna People's Vote per un secondo referendum era contraria a porre già oggi la questione in Aula.

La palla passa all'Ue

Adesso la palla passa nelle mani dell'Ue in quanto se la Gran Bretagna chiederà un'estensione dei tempi per lasciare l'Unione Europea, servirà un "accordo unanime" da parte degli Stati membri per accogliere la richiesta, come ha spiegato un portavoce della Commissione europea. "Spetterà" ai 27 governi "prendere in considerazione tale richiesta, dando priorità alla necessità di assicurare il funzionamento delle istituzioni dell'Ue e tenendo conto delle ragioni e della durata di una possibile estensione", ha aggiunto il portavoce, sottolineando che il presidente della commissione Jean-Claude Juncker "è in costante contatto con tutti i leader". I leader dell'Ue si incontreranno a Bruxelles il 21 e 22 marzo. In quella circostanza è attesa una decisione .

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