Brexit, “l'Ue pronta ad offrire un rinvio a giugno 2020”

Secondo il Guardian Bruxelles starebbe pensando a questa mossa per evitare il No Deal. Il capo negoziatore Barnier: “Al momento non siamo in grado di trovare un accordo”. Il problema principale resta l'Irlanda del nord

Boris Johnson - foto Ansa EPA/NEIL HALL

La data di uscita del Regno Unito dall'Unione europea si avvicina sempre di più, ma all'orizzonte non si vede un accordo tra le due parti che possa garantire una Brexit ordinata. Per questo per evitare che il prossimo 31 ottobre Londra possa lasciare l'Unione con un No Deal l'Ue sarebbe disposta a concedere un'estensione unilaterale dei tempi, anche qualora il premier britannico Boris Johnson non la richiedesse.

Il rinvio

È lo scenario ipotizzato dal Guardian, secondo cui questo orientamento sarebbe emerso dopo che i presidenti del Consiglio Ue e della Commissione europea hanno respinto la strategia Johnson, accusandolo di mirare apertamente al No Deal cercando però di dare la colpa alla controparte. Secondo il quotidiano britannico, "una serie di date" saranno al centro della riunione del Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre, ma quella più probabile sarebbe addirittura il giugno 2020.

Stallo nei negoziati

Un'alta fonte del governo britannico ha ammesso al quotidiano che i colloqui sono ora in una fase di stallo, anche se David Frost, il principale negoziatore del Regno Unito, sta ancora cercando di ripristinare le discussioni con Bruxelles. "Se la posizione dell'Ue è che l'Irlanda del Nord deve essere nell'unione doganale, e questo sembra essere il caso, non è accettabile per noi. La nostra posizione è che dobbiamo uscire e questo è il motivo per cui siamo bloccati", ha commentato. “Per essere franchi e cercare di essere obiettivi, in questo particolare momento non siamo davvero in una posizione in cui siamo in grado di trovare un accordo”, ha affermato il negoziatore dell'Ue, Michel Barnier, in un'audizione al Parlamento europeo. “Le discussioni con il Regno Unito sui termini della sua partenza continuano e, personalmente, non escludo un accordo”, gli ha fatto eco il presidente Jean-Claude Juncker lasciando una porta aperta alla speranza, ma pure criticando il governo di Johnson. “Non accettiamo questo 'blame game' iniziato a Londra”, ha aggiunto.

Il nodo irlandese

Il punto cruciale resta sempre l'Irlanda del Nord. L'Europa sarebbe pronta a fare una concessione sul backstop irlandese per cercare di arrivare a un accordo dell'ultima ora secondo il Times di Londra che cita fonti europee. L'offerta europea, scrive il quotidiano britannico, prevede che il backstop si applicherebbe solo all'Irlanda del Nord con la sua permanenza sia nel mercato unico per le merci sia nell'unione doganale con l'Ue, come era già proposto dall'Ue a fine 2017 ma successivamente rifiutato dal governo di Theresa May. La differenza è che ora, invece che una permanenza illimitata fino a quando non si troveranno alternative per evitare un confine fisico sull'isola, si darebbe all'Ulster la possibilità di uscirne ma con il consenso di entrambe le comunità, cattolica e protestante. In altre parole servirebbe il consenso sia degli unionisti del Dup che vogliono restare nel Regno Unito, sia dei nazionalisti del Sinn Fein che vogliono la riunificazione con l'Irlanda. Ma i primi hanno già fatto sapere che non accetterebbero questa ipotesi, temendo di dare ai loro avversari un potere di veto sull'uscita.

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