Brexit, il Regno Unito vuole schedare i cittadini Ue. Eurodeputati protestano

Lettera di uno schieramento trasversale di parlamentari europei alla ministra degli Esteri britannica: “Piano inaccettabile”. E intanto è giallo sulla cena tra May e Juncker

Foto: Ebs

L'idea di “schedare” i cittadini Ue che risiederanno nel Regno Unito durante la fase di transizione successiva alla Brexit non piace al Parlamento europeo. Uno schieramento trasversale di parlamentari europei ha scritto una lettera alla ministra degli Esteri britannica, Amber Rudd, per avvertirla che il suo piano, almeno stando a quello rivelato dal Guardian, sarebbe inaccettabile e contrario alle leggi europee. 

Il progetto di Rudd, scrive il Guardian, prevede che nel periodo immediatamente successivo al divorzio tra Londra e Bruxelles, le generalità dei cittadini dell'Unione europea residenti in Gran Bretagna vengano inserite in uno speciale elenco. Una possibilità che viene contestata dagli europarlamentari firmatari della lettera, che ricordano al ministro britannico che durante il periodo di transizione che prenderà il via dopo la Brexit, nel marzo del 2019, Londra rimarrà comunque soggetta alle leggi Ue. Gli europarlamentari ricordano quindi alla Rudd che "l'Articolo 26 della direttiva sulla libertà di movimento chiarisce che i certificati di residenza devono essere per tutti o per nessuno". Gli eurodeputati, dei quali fanno parte membri dei gruppi S&D, Alde, Verdi e Gue, contestano anche l'idea che i cittadini Ue con precedenti penali possano essere espulsi dalla Gran Bretagna. Anche questa proposta della Rudd, scrivono, è contraria alla direttiva Ue sulla libertà di movimento.

La cena tra May e Juncker

Intanto, tra Bruxelles e Londra scoppia un'altra polemica. Di mezzo, per la precisione, c'è al Germania, o meglio il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, che ricostruendo l'ultima cena tra Theresa May e il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker, riferisce di una premier britannica "ansiosa, scoraggiata e tormentata", che avrebbe letteralmente "supplicato" Juncker a concedere una uscita morbida di Londra dalla Ue, attraverso un periodo di transizione di due anni dopo la data ufficiale di addio, prevista per il 29 marzo del 2019. L'articolo ha scatenato reazioni immediate da entrambe le parti: Nick Timothy, ex consigliere del primo ministro britannico, ha puntato il dito contro il capo dello staff di Juncker, Martin Selmayr, indicandolo come la 'gola profondà della ricostruzione del giornale tedesco. "Dopo una costruttiva riunione al Consiglio Ue, Selmayr ha fatto questo: ricordarsi che che qualcuno a Bruxelles non vuole un accordo o vuole un accordo punitivo", ha scritto Timothy su Twitter. Immediata la replica del portavoce di Juncker, che nega di essere la fonte del pezzo e rivolgendosi a Timothy sempre su Twitter replica che "altri cercano di minare i rapporti costruttivi" tra Londra e Bruxelles e "la vera domanda è: chi?". "So che questo non si addice al tuo clichè - aggiunge Selmayr - ma nè Juncker nè io abbiamo alcun interesse a indebolire il primo ministro".

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