"Brexit, accordo entro il 12 aprile", l'Ue dà una mini-proroga a May

I leader europei danno l'ok al rinvio dell'uscita del Regno Unito e danno più tempo alla premier britannica per trovare un'intesa con il Parlamento di Londra. Ma potrebbe non bastare. Le tre ipotesi in campo

C'è voluto un supplemento di discussioni che si è protratto fino a tarda notte, ma alla fine i leader Ue hanno trovato la quadra: il Regno Unito potrà restare nell'Unione europea oltre la data ufficiale di ritiro, quella del 29 marzo. Ma rispetto alle richieste della premier britannica Theresa May, che chiedeva tempo fino a giugno per ricucire gli strappi interni alla sua maggioranza e trovare finalmente un'intesa sulla Brexit, quella accordata sarà una mini-proroga: Londra dovrà chiarirsi le idee sul suo futuro entro il 12 aprile. Se entro quella data Westminster non voterà l'accordo con l'Ue sulla Brexit, si apriranno sostanzialmente 2 strade: o un'uscita senza accordo, o una partecipazione del Regno Unito alle elezioni europee. Con conseguente permanenza nell'Ue a tempo indeterminato.

Il fatto di aver posto la deadline al 12 aprile è legato anche a ragioni burocratiche: nell'ipotesi in cui il Regno Unito dovesse clamorosamente fare marcia indietro e restare nell'Unione a tempo indeterminato, una sua mancata partecipazione alle elezioni europee creerebbe un vulnus legale non da poco. Il 12 aprile, aveva spiegato ieri Tajani, “è l’ultima data utile per il Regno Unito per organizzare le elezioni al Parlamento europeo”, e da calendario ufficiale, per il Parlamento europeo “l’ultima data per una eventuale ratifica dell’accordo è il 18 aprile, ultimo giorno di sessione”. C’è sempre la possibilità di convocare sedute straordinarie d’Aula, ricorda Tajani, ma con le elezioni da organizzare i tempi sono di fatto obbligati.

“È imperativo che il quadro sia chiaro prima delle elezioni, per evitare problemi giuridici, non solo legati alla composizione del Parlamento, ma anche alle leggi elettorali degli stati membri e ai diritti di voto dei cittadini”. E’ questo il motivo dietro le richieste di Tajani. Richieste che hanno trovato il consenso dei 27 Paesi membri, in un primo tempo orientati verso una proroga fino al 22 maggio (ossia il giorno prima delle eventuali elezioni europee nel Regno Unito, che storicamente è il primo Paese membro ad andare alle urne).

Entro il 12 aprile, dunque, Theresa May dovrà sciogliere il nodo sempre più intricato della Brexit. Potrebbe anche fallire. E a quel punto, il no-deal sarà quasi inevitabile. Almeno di clamorose giravolte tra gli scranni di Westminster. 

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