Brexit, per la stampa inglese accordo vicino. Ma l'Ue frena gli entusiasmi

Secondo il Telegraph, Londra e Bruxelles avrebbero raggiunto un'intesa sul “conto” del divorzio: un pagamento tra 44 e 55 miliardi per saldare gli impegni pregressi. Ma il negoziatore Barnier: “Non ci siamo ancora”

L'accordo sulla Brexit è ancora lontano. Dopo le voci circolate nelle ultime ore di una possibile intesa tra l'Ue e il Regno Unito, ci ha pensato il negoziatore della Commissione, Michel Barnier, a frenare gli entusiasmi, soprattutto da parte britannica. “Si leggono molte cose sulla stampa in questi giorni ma dobbiamo ancora lavorare, il negoziato non è ancora finito”, ha detto nel corso di una visita a Berlino.

Il riferimento è alla notizia, pubblicata sul Telegraph, di un accordo tra Bruxelles e Londra sul conto del divorzio, ossia il pagamento che il Regno Unito deve saldare per rispettare gli impegni presi prima della Brexit. Secondo il Telegraph, l'intesa sarebbe su una cifra tra i 44 e i 55 miliardi di euro. Si tratta di uno dei tre punti chiave per porre fine alla prima fase dei negoziati, quella che dovrebbe chiudersi entro il prossimo vertice Ue di metà dicembre, aprendo cosi' la strada alle discussioni sui futuri rapporti tra Londra e il resto dell'Europa unita. La premier Theresa May vuole chiudere la prima fase in fretta, anche per rispondere alle tensioni interne alla sua maggioranza, sempre più traballante. 

Le critiche nel Regno Unito

Ci sono i “duri e puri” della Brexit in senso al suo partito, i Tories, che non vogliono piegarsi alle richieste di Bruxelles, in particolare a quella sul conto del divorzio. Ma il fronte dei malpancisti è ampio. E va oltre la maggioranza a Westminster. Basta leggere il coro di critiche sollevato dall'articolo del Telegraph sui 45-55 miliardi da saldare prima dell'uscita dall'Ue: “La Gran Bretagna si inchina alla Ue in cerca di una svolta per la Brexit", ha scritto il Financial Times. Per l'ex leader euroscettico dell'Ukip Nigel Farage l'offerta del governo è un "svendita alla Ue che unirà i britannici disgustati". Le accuse giungono anche dal fronte europeista. Per Tom Brake, responsabile Brexit del Liberal democratici, i miliardi di euro che Londra dovrà pagare alla Ue per chiudere tutte le finanziarie e avere il via libera per il negoziato commerciale sono "il prezzo di un'illusoria visione imperiale della Gran Bretagna post Brexit" e indicano una "perdita di influenza e commerciale". Critiche anche dal Partito laburista, per voce del deputato europeista Chuka Umunna, che ha accusato i principali esponenti del fronte referendario pro Brexit, come gli attuali ministri Boris Johnson e Michael Gove, di aver mentito durante la campagna riguardo ai reali costi della Brexit.

Schiarite sull'Irlanda

Insomma, forse ha ragione il negoziatore Ue Barnier quando dice che la strada è ancora in salita.  "Stiamo aspettando progressi sufficienti da Londra su diritti dei cittadini Ue residenti nel Regno Unito, la frontiera tra Irlanda e Irlanda del Nord, rispetto degli obblighi finanziari assunti durante la partecipazione del Regno Unito all'Unione europea: ancora non ci siamo", ha ribadito oggi. Barnier mette tutto sullo stesso tavolo. Ma qualche schiarita, al di là del conto del divorzio, sembra esserci. Lo dice la stessa Commissione Ue, per voce dell'irlandese Phil Hogan: sulla frontiera che divide Dublino e Belfast l'intesa sarebbe "molto vicina". 

Lunedì prossimo, il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker pranzerà con la premier Theresa May. Si vedrà, al termine dell'incontro, chi ha ragione: chi professa ottimismo come Hogan, o chi mette le mani avanti come Barnier.  

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