Brexit, Parlamento britannico sospeso. Cosa succede adesso?

I deputati stanno provando a evitare il No Deal ma il governo di Johnson tira dritto ed è pronto a violare la volontà della Camera dei Comuni pur di portare il Paese fuori dall'Ue nei tempi previsti

Foto Ansa EPA/FACUNDO ARRIZABALAGA

Il Parlamento britannico chiude di nuovo i battenti dopo la Pausa estiva. Downing Street ha confermato la sospensione delle attività fino al 14 ottobre voluta da Boris Johnson, per evitare che i deputati interferiscano con i suoi piani per portare il Regno Unito fuori dall'Ue ad ogni costo entro la data prevista del 31 ottobre.

La legge anti No Deal

Un scelta definita “vergognosa” dal leader dei laburisti, Jeremy Corbyn, e che diventa operativa proprio il giorno in cui la regina Elisabetta ha concesso il 'Rotal Assent' alla legge anti 'no deal', il provvedimento varato a tempo di record dalla Camera dei Comuni, per impedire che il Regno Unito esca dalla Ue senza un accordo. La legge impone al premier Johnson di chiedere, in assenza di un accordo con Bruxelles, una proroga della Brexit al 31 gennaio 2020.

Johnson tira dritto

Nonostante questo il premier ha fatto sapere che non ha intenzione di rispettare la volontà del deputati e “non chiederà una proroga”, ha annunciato un suo portavoce, confermando l'intenzione dell'esecutivo di non obbedire a quanto prescritto dal "Benn Bill" passato la scorsa settimana dal Parlamento. “Se i deputati vogliono risolvere questo problema hanno un modo molto semplice per farlo, votare oggi per elezioni anticipate e lasciare che sia il popolo a decidere”, ha aggiunto il portavoce. Ma i tempi stringono visto che, se un nuovo accordo è ancora possibile, l'ultimo momento utile per sancirlo sarà il Consiglio Europeo del 17-18 ottobre. Tra governo e parlamento è insomma muro contro muro su tutta la linea.

Elezioni anticipate

L'esecutivo ha presentato anche una mozione per convocare elezioni anticipate il 15 ottobre, prima del termine ultimo in cui Londra dovrà decidere se confermare l'addio all'Ue per il 31 ottobre o invocare l'ulteriore proroga. Ma non ha i numeri per farlo passare (servono i due terzi dei voti) e i partiti di opposizione hanno dato compatti l'indicazione di non sostenerla. Le opposizioni insistono di volere anche loro le elezioni, ma solo dopo la richiesta di un rinvio della data della Brexit.

I sondaggi

Secondo alcuni sondaggi il braccio di ferro starebbe facendo bene a Johnson. Ieri l'istituto YouGov ha accreditato i Conservatori a un potenziale 35% di consensi e ben 14 punti di vantaggio sul Labour di Corbyn. Ma secondo Jason Stein, consulente speciale del dimissionario ministro del Lavoro, Amber Rudd, secondo altri sondaggi segreti circolati nelle ultime settimane a Downing Street i Tory conquisterebbero tra i 295 e i 300 seggi, ben al di sotto dei 325 necessari per avere la maggioranza e imporre la loro strategia.

I dissidenti

Dopo il passaggio di Phillip Lee ai Lib-Dem, l'espulsione di 21 deputati e le dimissioni di Rudd, i conservatori possono contare su 288 parlamentari. Rudd ha sbattuto la porta sabato sera dicendo di non credere più all'obiettivo dichiarato del successore di Theresa May di provare a portare a termine la Brexit con un accordo, alla scadenza del 31 ottobre. E bollando come "un attacco alla decenza e alla democrazia" l'espulsione lampo comminata martedì scorso a 21 dissidenti conservatori di spicco "leali e moderati".

Farage in soccorso dei Tory

In vista di eventuali elezioni in supporto ai Conservatori potrebbe arrivare Nigel Farage. Intervistato da Itv il leader del Brexit Party si è impegnato a non avere candidati in quei collegi in cui i Conservatori presenteranno figure della corrente ultra euroscettica dello European Research Group - Erg, che fa capo fra l'altro ai ministri Dominic Raab e Jacob Rees-Mogg, o comunque contro quelli "impegnati a non votare mai in favore di un nuovo trattato con l'Ue". In sostanza, ovunque Johnson metterà in pista personalità apertamente favorevoli a una Brexit no deal.

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