La Brexit può attendere: cresce l'ipotesi di un secondo referendum

Da un lato, le guerre interne ai conservatori. Dall'altro, l'opposizione che per la prima volta apre chiaramente a un ritorno alle urne. E nel mezzo, il rischio di un mancato accordo con Bruxelles. Ecco perché l'uscita del Regno Unito dall'Ue non è più così scontata

Il leader dell'opposizione laburista Jeremy Corbyn

Il vertice informale di Salisburgo è stata una sorta di piccola Caporetto per la premier britannica Theresa May: Bruxelles non ha accettato le proposte messe sul tavolo da Londra per chiudere l'accordo sulla Brexit. E questo nonostante la leader conservatrice abbia presentato un testo molto più soft rispetto a quello che chiedano i "duri e puri" del suo partito, tra cui l'ex ministro Boris Johnson. Una situazione di stallo politico che i laburisti di Jeremy Corbyn stanno provando a sfruttare a proprio favore, spingendosi a chiedere quello che finora, anche a sinistra, era considerato un tabù: un secondo referendum sull'uscita dall'Ue.

Un nuovo referendum

A vincere le resistenze dei laburisti pro-Brexit, tra cui lo stesso Corbyn, anche se non lo hai dichiarato apertamente, c'è un recente sondaggio: se il Labour sostenesse un ritorno alle urne su questo tema, potrebbe guadagnare 1,5 milioni di consensi. Quanto basterebbe per riprendersi il governo qualora l'attuale maggioranza dovesse crollare sotto il peso del mancato accordo con l'Ue. 

Un britannico su due vuole tornare alle urne

Già, perché se Johnson e soci sono dell'idea che si possa compiere la Brexit anche senza un patto con Bruxelles, non sono dello stesso avviso numerosi esponenti del mondo economico e finanziario del Regno Unito. Persino il governatore della Banca centrale ha avvertito che un'uscita senza accordo aprirebbe scenari disastrosi per il Paese, di sicuro nel breve periodo. 

La crisi dei conservatori

Tra i conservatori, che si riuniranno questa settimana a Birmingham, circola un nervosismo crescente, divisi come sono tra i Brexiter duri e puri, quelli (come May) che vorrebbero un'uscita soft e infine un'ala europeista, seppure minoritaria. La via d'uscita ideale per la premier May sarebbe quella di trovare un accordo con l'Ue, magari con un vertice straordinario da fissare a novembre a Bruxelles. 

Ma i leader europei, visto come stanno andando le cose nella politica britannica, potrebbero continuare a fare muro. Confidando nell'appoggio indiretto dei laburisti. Che non a caso domani dovrebbero mettere per iscritto la loro richiesta: in caso di mancato accordo con l'Ue, i cittadini scelgano tra una "hard Brexit" o restare nell'Unione. 

Nella mozione che, secondo le indiscrezioni, sarà presentata domani, i laburisti dovrebbero ribadire che l'opzione preferita dal partito è un accordo che "garantisca la piena partecipazione al mercato unico" ma anche che "una Brexit senza accordo dovrebbe essere respinta come opzione praticabile", invitando tutti "i parlamentari laburisti ad opporsi vigorosamente a qualsiasi tentativo da parte di questo governo di fornire un risultato senza accordo". 

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