Brexit, documento segreto di Londra rivela: "Senza accordo sarà caos"

Il rapporto del Cabinet Office doveva restare riservato, ma è comparso sulla stampa, facendo infuriare il neo premier Boris Johnson. Proprio nel giorno in cui il Regno Unito cancella le leggi Ue. E i laburisti vogliono elezioni anticipate

Il nome in codice è "Operation Yellowhammer" ed è il piano di emergenza messo a punto in gran segreto dai vertici dell'ammistrazione britannica per far fronte a un eventuale 'no deal' sulla Brexit, ossia a un'uscita dall'Unione europea senza accordo. Ipotesi che, se si dovesse verificare, rischierebbe di gettare il Paese nel caos. A dirlo sono le stesse autorità di Sua Maestà in un rapporto degli esperti del governo che doveva restare segreto. Ma che il Sunday times ha rivelato facendo andare su tutte le furie il neo premier Boris Johnson proprio nel giorno in cui il suo esecutivo ha avviato l'atto formale che, dal 31 ottobre, reciderà il legame tra le leggi dell'Ue e del Regno Unito.

La mossa di Johnson è un'ulteriore conferma dell'intenzione del nuovo leader britannico di arrivare alla Brexit nel giro di 2 mesi e a ogni costo: il governo ha approvato un decreto che mette fine dal prossimo 31 ottobre a tutte leggi dell'Ue in vigore nel Paese. "Si tratta di un passaggio burocratico, dal carattere soprattutto simbolico, con cui probabilmente Johnson intende mettere pressione su Bruxelles, affinché torni al negoziato sulla Brexit", scrive l'agenzia Agi. L'European Communities Act fu emanato 46 anni fa, e fece di Londra uno dei Paesi protagonisti dell'unità politica del continente: esso consente alle leggi europee di confluire direttamente nel sistema normativo britannico. Quello di oggi, ha affermato il ministro della Brexit, Stephen Barclay, e' "una pietra miliare per la riappropriazione del controllo sulla legislazione da parte del Regno Unito. E' un segnale chiaro che il popolo non torna sui propri passi, e che, come promesso, lasceremo l'Unione europea il 31 ottobre, qualsiasi cosa accada".

Ma l'entusiamo dei brexiter duri e puri contrasta con le paure degli esperti del cabinet office, ufficio alle dirette dipendenze del governo: in un rapporto, si prevede che in caso di no deal l'85% dei camion che passano per il Canale della Manica "potrebbero non essere pronti" per la dogana francese, cosa che causerebbe forti disagi nei porti, che durerebbero fino a tre mesi. Il governo, inoltre, ritiene sia molto probabile un confine "duro" tra le 'due Irlande', in quanto gli attuali piani per evitare la fioritura di posti di blocco si dimostreranno insostenibili. La fornitura di medicinali potrebbe poi "essere suscettibile di gravi e lunghi ritardi", che colpirebbe anche quella di generi alimentari e carburante. Insomma, un "collasso catastrofico nelle infrastrutture" del Paese. Anche l'organizzazione degli agricoltori italiani Coldiretti conferma indirettamente i rischi connessi all'export dei prodotti alimentari made in Italy nel Regno Unito. 

Intanto, Jonson è atteso al G7 di Biarritz, appuntamento che sarà preceduto da un doppio e delicato incontro con il presidente francese, Emmanuel Macron, e la cancelliera tedesca, Angela Merkel. Nel frattempo, il neo premier dovrà stare attento a quanto accade al Parlamento di Londra, dove un gruppo di oltre 100 deputati di quasi tutti i partiti, compresi i conservatori, ha lanciato un appello per rallentare il processo di Brexit ed evitare il no deal. 

Tra i firmatari dell'appello, anche il leader dei laburisti Jeremy Corbyn, che è pronto a dare battaglia per sfiduciare il governo e far convocare elezioni generali anticipate: secondo Corbyn il voto, stando a un discorso anticipato dalla Bbc, rappresenterevve un ''cambio di direzione di cui il Paese ha bisogno''.  

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