"Noi italiani pro-Ue a Londra aggrediti da gilet gialli pro-Brexit"

La denuncia degli attivisti di Più Europa, che avevano promosso una raccolta firme per chiedere agli Stati dell'Unione un maggiore impegno verso l'accoglienza dei migranti: "Hanno stracciato volantini e insultato i nostri volontari"

Un momento della contestazione a Londra da parte dei gilet gialli al banchetto di Più Europa / Facebook

Raccoglievano firme a Londra per l'iniziativa civica "Welcoming Europe - l'Europa che accoglie", volta a chiedere alla Commissione europea un maggiore impegno a favore dell'accoglienza dei migranti. Ma quando un gruppo di Brexiter con tanto di gilet gialli è passato vicino al banchetto, è partita la contestazione. Che per i promotori italiani Claudio Radaelli, Virginia Fiume e Mario Pietrunti di Più Europa, sarebbe stata una vera e propria aggressione. Per fortuna, conclusasi con un chiarimento.

"Abbiamo raccolto firme di finlandesi, italiani, lituani, polacchi, olandesi e spagnoli. E molte di inglesi, ricordando/ci insieme a loro che a oggi siamo tutti cittadini europei, e quindi anche gli inglesi possono esercitare il diritto previsto dalle iniziative di legge dei cittadini europei", scrivono su Facebook i tre attivisti. "La bella iniziativa londinese è stata bruscamente interrotta da un nutrito corteo di sostenitori della Brexit, che hanno stracciato volantini e insultato i nostri volontari al tavolo di raccolta firme. Dopo gli insulti sono arrivati comunque momenti di dialogo, perfino qualche abbraccio", raccontano.

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"L'incidente è rivelatore di quanto le politiche urlate e la violenza verbale da parte dei politici nazionalisti fomentino rabbia in alcune persone che si sentono lasciate indietro. La risposta non sta certo nel sovranismo, ma nella condivisione delle scelte a livello europeo - scrivono ancora - Oggi, con la nostra raccolta firme ci sentiamo più che mai vicini non solo ai migranti che vengono usati come arma di ricatto per politiche sovraniste, ma anche a tutti i cittadini inglesi, che rischiano di trovarsi con meno diritti, in un Paese più debole e isolato fuori dall'Unione europea".

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