Brexit senza accordo? Un affare per Cina e Stati Uniti, ma non per noi

Pioggia di soldi per Pechino e Washington, che guadagnerebbero in esportazioni verso il Regno Unito, mentre l’intera Ue perderebbe 35 miliardi. Vincitori e vinti dello scenario preferito dagli anti-europei

A poche ore dall’ormai scontata vittoria di Boris Johnson e dal suo insediamento come primo ministro del Regno Unito, gli analisti di mercato si interrogano sul finale più preoccupante del lungo negoziato che porterà i britannici fuori dall’Unione europea. Quello del “no deal”, nessun accordo, è lo scenario più temuto dalle grandi economie europee, che perderebbero l’accesso senza tariffe d’esportazione al secondo Paese più ricco del mercato unico. L’Ue sarebbe sicuramente la grande sconfitta, con una perdita quantificabile intorno ai 35 miliardi e mezzo di dollari. Dall’altra parte della barricata, Cina e Stati Uniti guadagnerebbero rispettivamente 10,2 e 5,3 miliardi di dollari dal divorzio non consensuale tra Londra e Bruxelles.

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I numeri arrivano da un rapporto di pochi mesi fa delle Nazioni Unite, che valuta gli spostamenti di mercato dovuti all’imposizione di tariffe per gli europei e all’abbassamento dei dazi doganali per americani, cinesi e altri Paesi che potranno concordare con i britannici trattati di libero scambio senza più dover passare per l’ok di Bruxelles. Quello del Regno Unito è un mercato che “pesa” il 3,5% dei traffici mondiali e la sua uscita dal mercato unico europeo farebbe perdere al Vecchio Continente l’11% dei suoi scambi commerciali con i britannici.

I vincitori 

La Cina guadagnerebbe invece 17 punti percentuali nella bilancia commerciale con il Regno Unito. Un vero regalo a Pechino, seguito dal +9% di prodotti Usa che entrerebbero in Gran Bretagna. Sorride anche il Giappone, che con il suo +38% di esportazioni verso il Regno Unito guadagnerebbe 4,9 miliardi di dollari. Più contenuto il vantaggio della Russia, che guadagnerebbe “solo” 850 milioni dalla rottura dei rapporti tra Londra e Bruxelles.  

Schiaffi e carezze di Trump

Dati che spiegano la simpatia di Donald Trump per chi vuole la Brexit più dura, ovvero Nigel Farage e Boris Johnson. Mentre il padre politico del referendum del 2016 non ha alcuna speranza, almeno per il momento, di guidare i Paese, il conservatore Johnson è prossimo a prendere il posto di Theresa May. Non a caso, la quasi ex-premier è stata più volte attaccata dal presidente americano per la sua strategia, giudicata troppo “morbida” nei confronti dell’Unione europea.

Non è ancora data a sapere la strategia negoziale del futuro premier Johnson, che all’ingresso della sua nuova residenza al numero 10 di Downing Street potrebbe avere dubbi e ripensamenti sui veri vincitori della sua politica anti-Ue, fatta di colpi bassi e bufale

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