Brexit: battaglia ai Comuni, May si gioca tutto in tre giorni di fuoco

La premier incontra Juncker per provare a risolvere il problema del backstop irlandese ma ha pochissime speranze di far passare il suo accordo in Parlamento

May ai Comuni - Foto Ansa

Sarà dal numero di "aye" e "no" che verranno pronunciati nell'aula della Camera dei Comuni che si deciderà, domani (martedì), il destino di Theresa May e della Brexit. È un calendario parlamentare fittissimo quello che si apre questa settimana e che determinerà le modalità con le quali il Regno Unito uscirà dall'Unione europea o addirittura a un secondo referendum. Salvo cambiamenti di programma dell'ultimo minuto, i Comuni domani (martedì) esprimeranno nuovamente un voto "significativo" sull'accordo di uscita negoziato dalla premier May con la Ue. Se prevarranno i sì, la Brexit si compirà ordinatamente, il 29 marzo, data da tempo fissata per il divorzio tra Londra e Bruxelles.

Il nodo irlandese

Il nodo è sempre quello, il 'backstop, la clausola di salvaguardia per il confine irlandese, rifiutata senza appello dall'ala euroscettica dei Tories. Poiché, per ammissione di Downing Street e della Commissione europea il negoziato per modificarlo è in una "fase di stallo", ed è improbabile che intervengano novità sostanziali nelle prossime ore, si prevede una nuova sconfitta parlamentare per la premier. Per provare il tutto per tutto May si è recata per un viaggio lampo a Strasburgo dove incontrerà il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker nell'estremo tentativo di ottenere dalla Ue garanzie sul 'backstop', sufficienti a vincere l'opposizione all'accordo dei Comuni.

Il rischio bocciatura

Resta comunque difficile, se non impossibile, che la premier riesca a superare la fatidica soglia di 325 voti necessaria per la maggioranza. Secondo i calcoli di queste ore, all'appello mancherebbero addirittura 200 voti, portando la premier ad una disfatta paragonabile a quella di gennaio. In base al calendario fissato nelle scorse settimane, se l'accordo verrà bocciato, mercoledì i Comuni si riuniranno nuovamente per decidere se escludere o meno l'opzione 'no deal', l'uscita senza un accordo. Se, come probabile, verrà esclusa, giovedì 14 marzo è previsto un nuovo voto. Stavolta, per decidere se chiedere una proroga dell'Articolo 50.

Il possibile rinvio

In caso di voto favorevole alla mozione, Londra chiederà formalmente all'Unione europea un "breve" rinvio della Brexit fino a giugno, in modo da guadagnare tempo, senza dover prendere parte alle elezioni per il rinnovo dell'Europarlamento, come auspicato dalla May. La parola passerebbe quindi ai 27 leader della Ue, che nel vertice in programma il 21 e 22 marzo potranno accogliere la richiesta britannica, disinnescando (per il momento) lo spauracchio del 'no deal'. I leader Ue potrebbero anche decidere di accogliere la richiesta britannica di una proroga, ma non per un breve periodo, bensì per un tempo più lungo.

Corbyn: "Modifichi l'accordo"

Dal canto suo Jeremy Corbyn ha lanciato un attacco alla premier. May, ha chiesto il leader laburista in un tweet, "deve venire in Parlamento oggi pomeriggio e affrontare il pasticcio che il suo governo ha fatto con i negoziati per la Brexit". La premier, ha attaccato "non può continuare ad evitare le sue responsabilità dopo non essere riuscita ad ottenere le modifiche al suo accordo bocciato a grande maggioranza".

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