Brexit, accordo quasi fatto. Adesso l'ostacolo sono gli “irlandesi di Sua Maestà”

L'Irlanda del Nord non ci sta ad essere trattata diversamente dal resto del Regno Unito. E facendo leva sul suo peso nei fragili equilibri del governo di Theresa May, ha bloccato all'ultimo istante un accordo sulla Brexit tra Bruxelles e Londra che sembrava ormai cosa fatta. 

Deputati del Dup a Londra per contestare accordo con l'Ue sulla Brexit / EPA/NEIL HALL

Secondo quanto riportano diversi media britannici, infatti, per l'intesa tra la premier May e il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker mancherebbero ormai solo i dettagli. L'obiettivo è arrivare a una bozza di accordo credibile in vista del vertice dei capi di Stato e di governo dell'Ue della prossima settimana. Un vertice che, nelle speranze del governo britannico, dovrebbe chiudere la prima fase dei negoziati sulla Brexit e aprire la seconda fase, quella relativa ai futuri rapporti di Londra con l'Unione europea. 

Perché questo accada, ci sono due nodi da risolvere: il cosiddetto conto del divorzio (ossia quanto il Regno Unito deve versare a Bruxelles per rispettare gli impegni economici assunti negli anni passati) e il confine tra l'Irlanda e l'Irlanda del Nord.

Il conto del divorzio

Sul conto, ci sarebbe finalmente una soluzione “pragmatica”, come avevo chiesto a più riprese Theresa May: secondo la bozza di accordo resa nota da Politico, il Regno Unito non dovrà pagare alla Ue i 60 miliardi di euro richiesti (Londra era pronta ad offrirne fino a 45), ma invece continuerà ad agire "come se rimanesse uno Stato membro", facendo fronte ai propri impegni finanziari negli anni a venire. 

Nello specifico, in base alla bozza di accordo che avrebbe dovuto essere finalizzata dalla May e da Juncker, Londra si impegna a pagare la sua quota di progetti Ue varati nei 21 mesi successivi alla sua uscita dall'Unione e fino al termine dell'attuale piano settennale Ue, che termina il 31 dicembre del 2020. Si tratta del cosiddetto 'Ral', reste à liquider. Londra avrà anche la possibilità di partecipare dopo la Brexit ad alcuni programmi Ue. 

La frontiera irlandese

Superato questo scoglio, resta la frontiera irlandese. Secondo le voci circolate nei giorni scorsi, May avrebbe proposto una sorta di status speciale per l'Irlanda del Nord, che avrebbe consentito di evitare il ritorno della frontiera con Dublino. Ma il Dup, il partito irlandese più fedele a Sua Maestà e oggi stampella decisiva del governo May, si è messo di traverso: “non vogliamo essere trattati diversamente dal resto del Regno Unito”, è in sintesi la posizione del Dup.  

I diritti dei cittadini

Nelle 15 pagine del documento, viene affrontata anche l'altra questione di contrasto tra Londra e Bruxelles, quella dei diritti dei cittadini Ue e della giurisdizione della Corte di Giustizia europea. In base alla bozza di accordo, il Regno Unito si impegna a tenere in "debita considerazione" le sentenze della Corte europea sui diritti dei cittadini Ue. Inoltre, Londra si impegna a costituire un'autorità nazionale per monitorare le questioni riguardanti i cittadini Ue che risiedono nel Regno Unito. L'offerta di Londra, ha spiegato un funzionario britannico a Politico, è "condizionata ad un accordo generale che tenga conto della cornice del futuro rapporto e dell'accordo preliminare sulla transizione". Tradotto dal linguaggio diplomatico, se il negoziato sulla Brexit dovesse arenarsi, l'offerta verrà ritirata. 

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