Brexit, la Confindustria britannica avverte: "Senza accordo con Ue, a rischio migliaia di posti di lavoro"

L'allarme lanciato dagli industriali del Regno Unito in vista del voto al Parlamento sull'intesa raggiunta a Bruxelles. Corbyn chiede nuove elezioni, ma alcuni laburisti potrebbero dare una mano a Theresa May

Alcuni manifestanti britannici pro-Ue

Un'uscita dalla Ue senza un accordo avrebbe profonde conseguenze economiche mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro in Gran Bretagna. E' questo il monito che arriva dalla Confederation of British Industry, la Confindustria britannica, che prevede, in caso di "no deal" per la Brexit, una riduzione del Pil fino all'8%.

Il Guardian anticipa i contenuti del discorso che oggi verrà pronunciato da Carolyn Fairban, direttore generale della Cbi, che, a quattro giorni dal voto cruciale in Parlamento per la Brexit, chiederà ai parlamentari britannici di "salvaguardare la sicurezza e la prosperità del Paese", di mettere la difesa dei posti di lavoro davanti agli interessi politici e quindi di votare a sostegno dell'accordo raggiunto da Theresa May con la Ue. L'accordo verrà descritto come una "soluzione" accettabile per il mondo dell'industria e degli affari britannico dal momento che prevede un periodo di transizione ed evita "uno strapiombo enormemente dannoso".

Le mosse di Corbyn

Intanto, il leader dell'opposizione laburista, Jeremy Corbyn, insiste nel chiedere elezioni politiche anticipate per uscire dall'impasse sulla Brexit e ha promesso di rinegoziare l'accordo con l'Ue in caso di vittoria. Corbyn mira a sfruttare le tensioni interne alla maggioranza, dove una buona fetta di parlamentari non ha mai digerito l'intesa raggiunta a Bruxelles dalla premier Theresa May: contrari all'accordo sono sia l'ala pù euroscettica dei Tory, sia gli alleati unionisti nordirlandesi del Democratic Unionist Party (Dup).

"Se il governo non riesce ad approvare la sua legge più importante, si deve andare al voto il prima possibile", ha avvertito Corbyn, secondo il quale, "per superare lo stallo, un'elezione è l'opzione più democratica e più pratica. Darebbe al partito vincitore un nuovo mandato per negoziare un accordo migliore per il Regno Unito e avere un sicuro sostegno in Parlamento e in tutto il Paese". Una ipotesi che pero' l'Ue ha escluso, mentre la maggioranza dei sostenitori di Corbyn continua a chiedere un secondo referendum, scrive l'Agi.

Laburisti valutano aiuto a May

Il leader laburista ha anticipato che cercherà di sfiduciare il governo se il Parlamento voterà contro l'accordo. Se il governo venisse battuto con una mozione di sfiducia, si aprirebbe una 'finestra' di 14 giorni per trovare una maggioranza alternativa e, in caso contrario, si andrebbe al voto. Il leader laburista ha annunciato che chiederà un secondo referendum sulla Brexit solo se non riuscirà ad arrivare al voto: "Tutte le opzioni sono sul tavolo", ha sottolineando Corbyn, ribadendo che la strada principale rimane tornare al voto. 

Eppure, secondo il Daily Mirror, proprio dai laburisti potrebbe arrivare un aiuto a Theresa May: circa 20 parlamentari laburisti, la maggior parte eletti nelle circoscrizioni pro-Leave, stanno valutando di sostenere l'accordo, se accompagnato di ulteriori garanzie in vari campi. 

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