Bot e agevolazioni fiscali per far tornare i cervelli in fuga. Ce lo 'suggerisce' l'Europa

Mentre l'Italia continua a perdere abitanti e forza lavoro, uno studio Espon rivela una strategia per invertire la tendenza e scommettere sul modello vincente: “L’economia della conoscenza è uno dei settori più dinamici d’Europa”

Piani di finanziamento per il rientro dei cervelli in fuga, esenzioni fiscali per gli investimenti di chi vive all’estero e titoli di Stato dedicati ai risparmiatori che hanno trovato fortuna altrove. La ricetta economica per richiamare chi ha lasciato il proprio Paese di nascita per lavorare oltre confine è frutto della ricerca Espon sulla migrazione della forza lavoro da uno Stato all’altro dell’Unione europea. E le raccomandazioni su come invertire la rotta sono destinate soprattutto a chi, come l’Italia, vede i trend demografici del proprio territorio tingersi pericolosamente di rosso nelle mappe sul saldo migratorio. Tradotto in parole povere, significa che il numero di chi scappa da molte province italiane non viene più compensato dai migranti che arrivano, come avveniva fino a pochi anni fa.

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Il furto di cervelli

Come evidenziato dalle mappe pubblicate da Espon, il Belpaese perde sempre più lavoratori a vantaggio dei Paesi europei che li accolgono. Le zone in verde aprono volentieri la porta ai giovani spesso già istruiti e capaci di svolgere mansioni altamente qualificate senza aver speso per loro un quattrino in formazione. Un furto di cervelli, più che una fuga, dal momento che gli italiani più qualificati, anche volendo lavorare dove sono nati e cresciuti, non troverebbero possibilità. È quanto rivela un’altra mappa, quella sugli addetti del settore scientifico e tecnologico. Questa volta le tonalità di arancione, rosso e granata indicano una percentuale superiore al 30% di forza lavoro impiegata nei settori strategici. In giallo chiaro troviamo le regioni che scommettono di meno sul progresso tecnologico e scientifico, mentre le strisce nere indicano i territori colpiti dalla fuga di abitanti di cui si parlava in precedenza. Anche qui l’Italia risulta la periferia di un’Europa che corre.

Science and technology-2L’economia della conoscenza

Quel che manca in Italia è l’economia della conoscenza, “uno dei settori più dinamici d’Europa”, scrive Espon nello studio dal titolo “Affrontare le sfide della migrazione di lavoratori in Europa”. La squadra di esperti in politiche di coesione pone l’accento sulla “manodopera specializzata e altamente qualificata” che “si distingue dagli altri settori per la sua capacità di creare posti di lavoro con salari alti”, “favorendo una domanda di ‘riqualificazione’ dei lavoratori”. In altre parole, si incoraggia un miglioramento delle proprie competenze con effetti positivi per l’individuo, la società in cui vive e l’economia locale.

Quest’altra mappa evidenzia in blu le aree più competitive nell’economia della conoscenza. Tra queste troviamo varie regioni tedesche, del Benelux e l’intero sud Irlanda. Situazione opposta per Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna, dove l’economia della conoscenza ha un’incidenza minima.

Knowledge economy-2

La profezia di Montanelli

“Per l’Italia non vedo un futuro, per gli italiani ne vedo uno brillante”, rispose Indro Montanelli a chi gli chiedeva una previsione sui destini del Belpaese. E a soli due decenni di distanza, l’amara profezia sembra essersi avverata, con tante “forze fresche” che solo all’estero riescono a mettere a frutto, anche economicamente, le proprie potenzialità. Ma non è ancora tutto perduto. 

Gli italiani all’estero salveranno l’Italia?

La parte finale della ricerca Espon prova a suggerire come si possa invertire la situazione di svantaggio in un’opportunità di sviluppo. “Vi sono diversi modi in cui gli espatriati possono aiutare il loro Paese di origine”, scrivono i ricercatori prima di elencare le strategie da mettere in campo. Si va dal sostegno economico “attraverso rimesse o investimenti diretti” al “turismo della diaspora”, ovvero quello di chi lavora all’estero ma torna in vacanza dove è nato e cresciuto. Tra le strategie finanziarie troviamo “politiche d’investimento”, come l’introduzione di “speciali titoli di Stato per gli investitori della diaspora”, ovvero dei risparmiatori che vivono oltre confine. Tra le raccomandazioni economiche vengono elencate anche agevolazioni fiscali sulle proprietà dei cittadini non più residenti nel Paese d’origine. Viene quindi incoraggiata l’introduzione di “esenzioni fiscali e agevolazioni per attrarre investimenti degli espatriati”, e la creazione di progetti di sviluppo nelle città d’origine finanziabili dagli italiani all’estero disposti a investire i propri risparmi.

Le riforme politiche

Ma le raccomandazioni per mantenere un rapporto tra cittadini espatriati e comunità d’origine non si fermano al solo sviluppo economico. In ambito politico, ad esempio, si incoraggiano le politiche sulla doppia cittadinanza, il voto dall’estero e piattaforme di dibattito come le “assemblee di emigrati”.  Sponsorizzare e supportare centri culturali, istituzioni religiose e scuole all’estero è un altro modo con cui uno Stato può assicurarsi di mantenere un legame diretto coi cittadini che vivono in un altro Paese europeo. Le linee guida tracciate da Espon offrono un’alternativa al campanilismo di chi non si rende conto delle potenzialità dei propri cittadini oltre confine, capaci di offrire ancora tanto al proprio Paese d’origine. Ma che hanno bisogno di un segnale da parte della nazione che non ha saputo offrirgli quel futuro che si sono dovuti conquistare lontano da casa. 

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