Piccoli hotel e B&B contro Booking ed Expedia: fanno aumentare i costi per i turisti

L'associazione che li riunisce nel Regno Unito punta il dito contro lo strapotere dei giganti delle prenotazioni su internet: le commissioni che impongono alle strutture vengono scaricate sui viaggiatori

Ansa EPA/DAN LEVINE

Prenotare un albergo online è ormai un'abitudine per gran parte degli europei. È semplice, veloce e, almeno sembra, economico. Ma invece lo strapotere dei giganti delle prenotazioni su internet starebbe facendo aumentare i costi per i turisti. È la denuncia che arriva dalla Bed and Breakfast Association britannica che punta il dito contro Booking ed Expedia, che possiede marchi come hotels.com e Trivago, e che insieme controllano l'80% del mercato delle prenotazioni e comparazioni online degli hotel.

Sui motori di ricerca

Come racconta il Times le due aziende pagano una tariffa a Google per fare in modo che i loro siti vengano visualizzati quando le persone cercano i nomi di piccoli hotel indipendenti nel Regno Unito, dirottando il traffico dai siti web originali a quelli di queste compagnie che in genere chiedono alle strutture una commissione del 15% al 20% per la prenotazione, un costo che gli albergatori scaricherebbero sui consumatori. Una pratica non illegale ma che avrebbe come risultato un aumento dei prezzi finali.

"Noi rischiamo loro dominano il settore"

"Gli agenti di viaggio online non possiedono le strutture, non impiegano personale, accolgono gli ospiti o corrono rischi se le camere restano non affittate. Tuttavia il loro potere è cresciuto fino a dominare la nostra industria e hanno spinto una crescita dei prezzi che ha fatto sì che i consumatori pagassero miliardi”, ha denunciato al giornale britannico il presidente dell'associazione David Weston che punta il dito contro il cosiddetto “brandjacking”. "Quando i consumatori pensano di fare clic sul sito di un hotel o B&B nella parte superiore del motore di ricerca in genere è il link di un agente di viaggio”, e prenotando da lì “circa una sterlina su cinque poi va alla piattaforma online, non alla proprietà. Tutto ciò che vogliamo è una concorrenza leale in un mercato libero, con i guadagni equamente ripartiti", ha continuato Weston. L'associazione vuole anche il divieto della clausola di “parity rate” che in Italia, come in Francia, Germania e Austria è stata abolita, è che impegna gli alberghi a non fare offerte più vantaggiose di quelle che si troverebbero sui siti come Booking o Expedia, quando di questi sono partner.

La difesa delle compagnie

Ma le aziende hanno rigettato queste accuse. "Siamo una piattaforma che offre alle proprietà una maggiore visibilità online e solo una piccola parte del mercato dei viaggi”, e “siamo orgogliosi di aiutare a sostenere e far crescere l'industria del turismo, ha dichiarato il gruppo Expedia.

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