"La blasfemia non è un reato", Macron difende giovane minacciata di morte

Dopo aver definito l'islam religione di odio una sedicenne è stata costretta a cambiare scuola e la polizia ha disposto un servizio di sorveglianza. Il presidente: “Abbiamo diritto di criticare le religioni”

Il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, è sceso in prima persona in campo in difesa della giovane studentessa il cui attacco all'Islam ha diviso la Francia, affermando che, comunque la si pensi, la blasfemia "non è un reato". La giovane, conosciuta con il nome di Mila, ha ricevuto minacce di morte ed è stata costretta a cambiare scuola in seguito a una diatriba antireligiosa sui social media nella quale ha definito l'islam “religione di odio”. Il caso ha scatenato un forte dibattito nel Paese fortemente laico ma con una vasta popolazione musulmana.

"Solo un'adolescente"

“In questo dibattito abbiamo perso di vista il fatto che Mila è un'adolescente. Dobbiamo proteggerla a scuola, nella vita quotidiana, nei movimenti ”, ha detto Macron in un'intervista al quotidiano Le Dauphiné Libéré. Il presidente ha aggiunto che nel trovare una nuova scuola per Mila, "lo Stato ha adempiuto alle sue responsabilità" e che i giovani devono essere "meglio protetti" da "nuove forme di odio e molestie online che possono essere distruttive". Il leader di En Marche ha poi ribadito che “la legge è chiara: abbiamo il diritto di bestemmiare, criticare, fare caricatura delle religioni. L'ordine repubblicano non è un ordine morale. Ciò che è fuorilegge è incitare l'odio e attaccare la dignità”.

l litigio sui social

La vicenda di Mila è scoppiata lo scorso 20 gennaio dopo la pubblicazione sui social di un video nel quale l'adolescente accusava l'Islam di essere "una religione di odio". Tutto è nato quando la 16enne di Lione ha fatto una diretta su Instagram e ricevuto apprezzamenti da un ragazzo, apprezzamenti che lei ha respinto precisando di essere omosessuale. A quel punto lui l'avrebbe apostrofata chiamandola "brutta lesbica" e lo scambio tra i due è degenerato. In un video successivo, diventato virale sui social, Mila facendo riferimento al conflitto con il ragazzo musulmano, ha scritto: "Detesto la religione. Il Corano è una religione di odio, l'islam è merda, dico quello che penso! Non sono razzista. Non si può essere razzista nei confronti di una religione".

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Le minacce

Da lì si è scatenato il putiferio. Nei giorni successivi alla diffusione del video, l'adolescente ha ricevuto messaggi di insulti, minacce di stupro e morte. La sua identità, l'indirizzo di casa e il nome del liceo che frequentava sono stati resi pubblici. La giovane e la sua famiglia hanno sporto denuncia e la studentessa è stata costretta a lasciare il liceo di Villefontaine. A sua tutela le forze dell'ordine hanno predisposto un programma di "vigilanza particolare". Con l'hashtag JesuisMila centinaia di utenti hanno pubblicati messaggi in suo sostegno. La procura di Vienne ha archiviato la denuncia aperta a suo carico per "provocazione dell'odio religioso" e sta ora indagando per identificare e incriminare gli autori delle "minacce di morte, molestie e uso dell'identità per ledere la tranquillità e l'onore" della ragazza. La scorsa settimana, davanti alle telecamere del programma tv Quotidien, Mila si è scusata nei confronti di tutte quelle persone "che praticano la loro religione in pace", però ha aggiunto di "non rimpiangere le parole pronunciate".

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