"Basta sconti a Germania e Olanda", l'Italia e 17 Paesi lanciano la sfida sul bilancio Ue

La Commissione europea rivela le cifre alla base del braccio di ferro tra gli Stati più ricchi e il resto dell'Unione. Berlino potrebbe versare 7 miliardi in più all'anno. Per Roma un aumento di appena 300 milioni

La Germania spenderà in media 7 miliardi di euro in più all'anno. La Francia circa 2 miliardi. Olanda e Spagna 1,8 in più a testa. L'Italia poco meno di 300 milioni. Si capisce anche da queste cifre, rese note dopo mesi di riserbo da parte della Commissione europea, la battaglia che si sta consumando in Europa sul futuro bilancio Ue, quello che coprirà il periodo 2021-2027.

Frugali vs Amici della coesione

Da un lato, ci sono i Paesi più ricchi, per la precisione quelli con il Reddito nazionale lordo più elevato, ossia Germania, Olanda, Austria, Danimarca e Svezia. Dall'altro, quasi tutto il resto dell'Unione europea, tra cui le 'big' Francia, Italia e Spagna. I primi, ribattezzati i 'frugali', non intendono allargare troppi i cordoni delle loro borse per finanziare il bilancio comune europeo, quello che copre programmi come i fondi per lo sviluppo regionale, i pagamenti diretti per l'agricoltura, ma anche l'Erasmus o la ricerca scientifica. I secondi, autonominatisi gli 'Amici della coesione', si sono riuniti a Praga per lanciare un monito ai 'frugali', ricordando che senza una maggiore equità negli sforzi finanziari dei singoli membri, la 'coesione' dell'Europa (non solo quella relativa ai fondi Ue per regioni e sociale) è a rischio. E con essa quel mercato interno di cui proprio Germania e Olanda sono stati in questi anni tra i massimi beneficiari.

I conti dopo la Brexit

Lo scontro sta paralizzando l'Ue da mesi, a partire dalla presentazione della proposta della Commissione europea, che ha fissato un contributo complessivo dei 27 Stati membri pari all'1,13% del Reddito nazionale lordo dell'intera Unione. La percentuale è più o meno la stessa del bilancio in corso: quello che cambia è che tra i contribuenti non ci sarà più il ricco Regno Unito. E questa assenza ha fatto saltare tutti gli equilibri su cui finora si è retto il bilancio settennale europeo. 

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Di fondo, tutti i Paesi Ue dovranno versare un contributo annuale più alto. Ma il conto varia da Paese a Paese in ragione della sua ricchezza. Si aggiunga che rispetto a 7 anni fa, quando furono fissati i contributi statali in vigore alle casse di Bruxelles, c'è chi nel frattempo è diventato più ricco (Berlino e Amsterdam, per esempio) e chi al contrario si è impoverito. Quest'ultimo caso ci riguarda da vicino e non a caso l'aumento del contributo italiano è, in termini assoluti, persino inferiore a quello dell'Ungheria e di poco più alto di quello della Grecia. 

Chi paga di più

Le cifre esatte dietro la proposta della Commissione sono state tenute nascoste fino a oggi (almeno al pubblico), ma dopo una serie di indiscrezioni a mezzo stampa che hanno fatto infuriare i piani alti di Bruxelles, l'esecutivo comunitario ha deciso di pubblicarle. La Germania passerà da un versamento annuale di 25,4 miliardi a una media di 32,7. La Francia da 20,4 a 22,4. L'Olanda da 5 miliardi a 6,8 all'anno. La Spagna da 10,1 a 11,9. L'Italia sarà il terzo contributore Ue, con un esborso annuale di 15,2 miliardi contro i 14,9 attuali. 

Berlino e Amsterdam, che conoscevano già bene queste cifre, da settimane battono i pugni a Bruxelles per lamentare i costi eccessivi a loro carico. Ma la Commissione, guidata sul file bilancio proprio da un tedesco, Guenther Oettinger, ha voluto aggiungere alle cifre anche una percentuale, quella che parametra i contributi dei singoli Stati membri al loro Reddito nazionale loro, ossia alla loro ricchezza. Si scopre cosi' che finora, la Germania ha contribuito al bilancio Ue con una spesa pari allo 0,78% della sua ricchezza (che Bruxelles vuole ora portare allo 0,88%). L'Olanda ancora meglio: appena lo 0,67% (la quota più bassa in assoluto), che la Commissione chiede di portare allo 0,83%. Italia, Francia e Spagna (sempre per citare i big) hanno versato finora una quota tra lo 0,85% e lo 0,86%. E persino Paesi che hanno pagato la forte crisi negli anni passati, come Grecia e Portogallo, hanno quote di contribuzione decisamente più alte di Berlino e Amsterdam.

La questione del rebate

A determinare lo sconto ai 'frugali' è stato, in questi anni, anche il meccanismo del 'rebate', che di fatto fu creato nel 1984 su pressioni del Regno Unito che lamentava di versare a Bruxelles molto più di quanto poi riceveva con i vari programmi (in particolare all'epoca aveva un forte peso la politica agricola comune). Fu cosi' deciso di applicare una sorta di sconto, il 'rebate' per l'appunto. Nel tempo, anche Germania, Svezia, Austria, Danimarca e Paesi bassi hanno ottenuto simile forme di sconto, che nel caso tedesco sono arrivate anche a rimborsi di 2 miliardi. I 18 Stati membri (o Amici della coesione che diri si voglia) hanno chiesto ufficialmente a Bruxelles di porre fine al rebate, data anche la dipartita del Regno Unito. 

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