Gilet gialli contro gli aumenti di benzina: il caso della protesta "social" che rischia di bloccare un Paese

Si riuniranno sabato 17 novembre con blocchi del traffico nelle città e nelle autostrade di tutta la Francia. E impediranno gli accessi ad aeroporti e alle raffinerie da cui si riforniscono le stazioni di servizio. Una mobilitazione nata con una petizione online. Che ha già travalicato i confini

Tutto è partito dai social in Francia, ma già sta contagiando altri Paesi europei, come il Belgio: stanchi dei continui rincari della benzina, migliaia di cittadini hanno deciso di indossare i gilet gialli catarifrangenti e di scendere in strada. Annunciando blocchi del traffico un po' ovunque, dalle città agli aeroporti, passando per gli accessi ai depositi di carburante. Perché l'intento della protesta nata sui social e promossa per sabato 17 novembre è quello di paralizzare il Paese transalpino e spingere il presidente Emmanuel Macron a rivedere la sua decisione di alzare le tasse su benzina e diesel.

Come è nata la protesta

La cosa che più sorprendente di questa protesta è il modo in cui è nata: tutto parte all'inizio di ottobre da Priscillia Ludosky, piccola imprenditrice di Savigny-le-Temple, che vende cosmetici online. “Come tanti, continuavo a vedere aumentare il prezzo della benzina ma non capico il perché – racconta – Allora sono andata su internet e ho scoperto che due terzi del costo è dovuto a tasse”. La rabbia monta subito e Priscillia lancia una petizione su Change.org, che pero' raccoglie poche centinaia di adepti. Se ne accorge pero' una giornalista, che pubblica un articolo sulla sua petizione in un quotidiano locale.

In parallelo, poco lontano da casa di Priscillia, Eric Drouet, autista di 33 anni, decide di lanciare una mobilitazione su Facebook insieme ai colleghi della sua associazione d'automobilisti. Anche in questo caso, tanti like, ma non tantissimi. Succede pero' che la moglie di Eric legge l'articolo su Priscillia e consiglia al marito di contattarla. Cosi' i due uniscono le forze e aprono una pagina Facebook per rilanciare la petizione di Change.org. 

A quel punto, un quotidiano con maggiore diffusione, si accorge di quanto sta accadendo e pubblica un reportage. Sono passate appena tre settimane da quando Priscillia ha lanciato la petizione: le firme passano in pochi giorni da poche migliaia a 200mila. E gli aderenti cominciano a parlare tra di loro e a cercare di capire come portare la protesta dal web alla strada. 

Il blocco del 17 novembre

Nasce cosi' l'idea di promuovere una serie di sit-in tutto il Paese, con blocchi del traffico e dei punti di accesso ad aeroporti e raffinerie: dal gruppo originario nascono decine di altri gruppi locali. Si sceglie il nome della mobilitazione (“blocage”, blocco) e la data, il 17 novembre. E un ragazzo di 18 anni mette su in poco tempo un sito internet (blocage17novembre.com) dove il variegato movimento si coordina: a oggi, sono oltre 600 i sit-in previsti in tutta Francia, mentre le firme alla petizione di Priscillia sono poco sotto il milione. E nel frattempo, anche nel vicino Belgio, centinaia di cittadini stanno già protestando (anche loro con blocchi) contro i locali aumenti della benzina. Insomma, il movimento rischia di allargarsi anche in altre parti d'Europa.

E come ogni movimento di ampie dimensioni, occorre un simbolo che lo contraddistingua: non si sa bene chi abbia avuto l'idea, ma il senso pratico ha spinto a scegliere il gilet giallo di sicurezza presente in tutte le auto in caso di incidente. Un colore che adesso viene visto con preoccupazioni dalle parti dell'Eliseo. 

La replica del governo

Il premier Édouard Philippe ha dichiarato che i gilet sono liberi di protestare, ma il blocco del Paese “non è accettabile”. Macron ha invece difeso l'aumento delle tasse sul carburante che scatterà l'anno prossimo e che arriva dopo un aumento del 23% nel costo del gasolio e del 15% nella benzina. Il governo di Parigi afferma che i rincari sono principalmente dovuti all'aumento dei prezzi all'ingrosso del petrolio a livello globale. Ma c'è rabbia sulle tasse sul carburante che sono aumentate in modo incrementale dal 2014. Da gennaio, il diesel dovrebbe essere tassato di altri 6,5 centesimi al litro e la benzina di 2,9 centesimi.

Il governo afferma che la sua politica dei trasporti mira alla "transizione ecologica" a lungo termine e alla promozione di veicoli più rispettosi dell'ambiente. "Preferisco tassare il carburante che tassare il lavoro", ha detto Macron la scorsa settimana. "Le persone che si lamentano dell'aumento dei prezzi del carburante sono le stesse che si lamentano dell'inquinamento e di come soffrono i loro figli", ha aggiunto.

Di fatto, pero', i francesi sembrano stare dalla parte dei gilet gialli: un sondaggio ha rilevato che il 73% dei transalpini sostiene le proteste, mentre il 70% se la prende con il governo, sostenendo che dovrebbe eliminare gli aumenti dei prezzi del carburante.

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • I lavoratori stranieri bocciano l'Italia: “Economia senza prospettive”. Meglio il Vietnam

  • Meloni contro l'Ue: “Blocca seggiolini auto anti-abbandono”. Ma è davvero così?

  • Cinque posti dove sei pagato solo per viverci. E c'è anche l'Italia

  • Migranti, M5s: "Porti chiusi senza intesa Ue". Ma la Francia: "Prima sbarchi, poi solidarietà"

  • Migranti, il governo tedesco si spacca sulla 'solidarietà' all'Italia

  • Regno Unito nuova Singapore, paura Ue: con la Brexit Londra mega paradiso fiscale

Torna su
EuropaToday è in caricamento