"La Bce finanzia il gioco d'azzardo", dal Pd di Bruxelles critiche a Draghi

Nel mirino della capodelegazione dei democratici al Parlamento Ue l'acquisto dei titoli della Novomatic, colosso austriaco del gambling online. Polemiche anche dal M5S per i fondi all'industria fossile

La sede della Bce a Francoforte / EBS

Finora, gli attacchi sono arrivati soprattutto da parte tedesca, soprattutto da assicurazioni e banche germaniche, preoccupate per una politica sui tassi che penalizzerebbe i rendimenti dei loro capitali . Adesso, pero’, il presidente della Bce Mario Draghi deve difendersi anche dalle accuse mosse in terra italica, con una nemesi un po’ paradossale, visto che in questi anni la stampa di Berlino non ha mancato di sottolineare come il suo Quantitative Easing stia aiutando non poco il suo paese natio, l’Italia per l’appunto.

Il caso Novomatic

E ad aggiungere un sapore beffardo al tutto, è proprio il QE, il programma di acquisto titoli soprannominato “bazooka” e varato da Francoforte per favorire il credito all’industria, a venire messo sul banco degli imputati da Patrizia Toia, capodelegazione del Pd al Parlamento europeo. Il motivo? Tra i finanziamenti erogati dalla Bce, ce ne sarebbe uno da 125 milioni di euro a favore della  Novomatic, azienda austriaca leader nel gioco d’azzardo. 

Il finanziamento è stato erogato a dicembre, si legge nell'interrogazione presentata da Toia alla Bce, ed è servito ad acquisire, tramite la Banca d’Italia e la Banca di Finlandia, obbligazioni di Novomatic. Per l’eurodeputata Pd, questa misura va contro “le posizioni espresse dal Parlamento europeo nelle recenti risoluzioni sul gioco d’azzardo online”, la sentenza della Corte di giustizia dell'Ue “che sottolinea la libertà degli Stati a contrastare l'azzardo” e “l'impegno di molti governi europei nella lotta al gioco d’azzardo che ha forti costi sociali, causa dipendenza patologica e peggioramento delle condizioni di povertà degli scommettitori”. Per questo ragioni, Toia chiede alla Bce se “i criteri di scelta per autorizzare tale finanziamento siano in contrasto con le politiche e i valori dell'Ue”.

I finanziamenti all'industria fossile

Ma la capodelegazione dei democratici non è l’unica italiana, a Bruxelles, a criticare l’istituto di Francoforte. Secondo l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle, Rosa D’Amato, “Draghi sta contraddicendo gli indirizzi Ue in tema di lotta al cambiamento climatico, dato che sta finanziando proprio quelle industrie che più di tutte hanno contribuito e continuano a contribuire a inquinare l’ambiente: le corporation del petrolio, del gas, delle industrie automobilistiche e dei pesticidi”. Come? “Attraverso il Corporate Securities Purchasing Programme (CSPP), ossia un programma di aquisto dei corporate bond delle multinazionali”, spiega D’Amato, che aggiunge: “Si tratta in sostanza di prestiti ultragevolati a lungo termine a chi non ha certo bisogno di credito per un totale di 125 miliardi. Uno sproposito e uno schiaffo in faccia alla lotta contro i cambiamenti climatici sancita dagli accordi Onu di Parigi”. 

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