“Vietata la bandiera italiana al Parlamento europeo”, la Lega attacca Sassoli

Il regolamento dell’Eurocamera non consente di esporre manifesti e simboli sui banchi dei parlamentari. Il tricolore, assieme agli altri 27 drappi nazionali, si trova alle spalle della presidenza

“Mi è stato intimato di non mettere la bandiera italiana sul mio scranno, così come è stato vietato ad altri deputati di altre nazioni”. Così la parlamentare europea Silvia Sardone della Lega, mentre è ancora in corso la prima sessione plenaria del 2020 all’Eurocamera di Strasburgo. Le leghista lamenta che “evidentemente il tricolore è un simbolo da censurare”.

Le critiche a Sassoli

“Mi chiedo che ruolo abbia avuto il presidente Sassoli - scrive la Sardone in una nota  - anche lui è complice di un tentativo maldestro di cancellare persino il nostro tricolore?”. A ben vedere, la norma del regolamento parlamentare che impedisce ai depurati europei di esporre manifesti e simboli sui banchi dell’Aula esiste da ben prima che David Sassoli diventasse presidente del Parlamento europeo. 

Il giro di vite su bandierine e simboli

Fonti parlamentari confermano che con la nuova legislatura si è deciso di mettere fine a una pratica non consentita, ma tollerata dai precedenti uffici di presidenza. L'usanza di piazzare sullo scranno parlamentare una bandierina della propria nazione di appartenenza era cominciata con i parlamentari dell’allora Ukip, oggi Brexit Party, da sempre molto critici del drappo blu europeo.

Le norme

A impedire la pratica è l'articolo 10 del regolamento del Parlamento europeo al punto 3, che specifica il divieto per i deputati di "esporre striscioni". Questa regola si estende anche alle bandiere nazionali, che sono esposte - per tutti - alle spalle dei banchi della presidenza. All'inizio del nuovo anno, il presidente Sassoli ha chiesto ai servizi del Parlamento di far rispettare l'articolo 10 a tutti i deputati, senza distinzione di nazionalità o schieramento.

Il tricolore in Parlamento

Il tricolore italiano, assieme alle altre bandiere nazionali, rimarranno quindi - come da regolamento - esposte alle spalle del presidente del Parlamento Ue, ma non sarà più consentito ai deputati di piazzarle, in formato mini, sullo scranno.

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"Questa tendenza miope dell’Ue si sta accentuando in maniera negativa dopo lo smacco della Brexit, che ha evidenziato che l’Europa dei burocrati non funziona", attacca la Sardone, convinta che l'intransigenza sulle regole sia un chiaro segnale politico.

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