Banche, l'Ue “rassicura” l'Italia: “Stretta su crediti deteriorati, ma solo su quelli futuri”

Bruxelles prepara la proposta sulle sofferenze bancarie, ma il vicepresidente della Commissione Dombrovskis assicura che l'eventuale giro di vite non riguarderà gli stock accumulati finora. Per gli istituti di casa nostra una boccata d'ossigeno da 20 miliardi. Ma i cordoni per imprese e famiglie potrebbero restringersi lo stesso

© European Union , 2018 / Source: EC - Audiovisual Service / Photo: Georges Boulougouris

Il gigantesco fardello di prestiti non saldati che grava sulle banche italiane, e che preoccupa l'intera Eurozona, si sta riducendo. Ma la cosa più importante è che la stretta “proposta” dalla Bce non riguarderà gli stock di sofferenze accumulate finora, ma solo quelli futuri. E' quanto è emerso oggi dalla conferenza stampa in cui la Commissione europea ha reso noti i progressi fatti dalle banche europee nella riduzione degli npl, i non performing loan, o crediti deteriorati che dir si voglia. 

Si riducono le sofferenze

Nel complesso, nell'Ue, le sofferenze bancarie si sono ridotte di un quarto tra il 2014 e il 2017. Tra i paesi che hanno impresso un ritmo maggiore alla riduzione degli npl c'è l'Italia, che tra il giugno 2016 e il giugno 2017 ha portato il peso dei crediti deteriorati sul totale dei prestiti dal 16,2% al 12,2%. Solo nello scorso anno, le banche italiane hanno programmato un repulisti pari a 40 miliardi di sofferenze. 

Va specificato che la riduzione di tali crediti la si fa “vendendo” il credito ad altri enti specializzati nel recupero dei prestiti non saldati. E qui c'è un primo tasto dolente, perché più questa vendita è veloce, meno le banche recuperano in termini di liquidità. Di fatto, il rischio è di “svendere” i propri crediti. La Commissione Ue, nel suo report, certifica infatti che il prezzo di vendita si aggira tra il 15-20% del valore del npl, quando fino a qualche tempo fa (prima che scoppiasse l'emergenza) era del 35%. 

La stretta sugli npl

Ancora peggio andrebbe se, come ventilato qualche mese fa dalla Bce, l'Ue imponesse una stretta sui crediti deteriorati accumulati finora. Secondo l'autorevole istituto Bruguel, per l'Italia un'eventualità del genere vorrebbe dire un buco nei bilanci delle banche pari a 20 miliardi. Con conseguenti rischi di crisi degli istituti più esposti. Ma oggi il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis ha rassicurato il Belpaese: l'esecutivo comunitario sta preparando una proposta su nuove misure da adottare sugli npl, “ma in ogni caso l'idea è di avere un approccio che guardi avanti” e tali misure non riguarderanno “gli stock di crediti in sofferenza esistenti” perché “si tratta di uno strumento per cambiare il comportamento delle banche in future”. 

Se le parole di Dombrovskis fanno tirare un sospiro di sollievo, resta comunque la pressione di Bruxelles sull'Italia affinché riduca gli npl esistenti. Quello che la Commissione Ue valuta come positivi passi in avanti, non è detto che nel concreto si traducano in un bene per l'economia del paese: accelerare la venditi dei crediti deteriorati ha comunque dei contraccolpi sui bilanci delle banche. E per ammortizzarli (e in vista anche di nuove norme più stringenti per i prestiti futuri), gli istituti di casa nostra potrebbero stringere di nuovo i cordoni del credito per famiglie e imprese. Tanto più se la Bce rimetterà nel cassetto il suo bazooka.  
 

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