Avvocatessa con velo cacciata dal tribunale, Kyenge: “Solidarietà, no a populismo giudiziario”

L'eurodeputata del Pd esprime la sua vicinanza ad Asmae Belkafir, la praticante 25enne di origine marocchina, dopo l'episodio avvenuta in aula del Tar di Bologna: “Italia è paese multiculturale e pluralista”

Foto Ansa e Parlamento europeo

“Esprimo la mia più sentita solidarietà e vicinanza alla giovane avvocatessa praticante costretta a lasciare l'aula della seconda sezione del Tar dell'Emilia Romagna causa insistenza del giudice a farle togliere il velo o a uscire dall'aula”. L'eurodeputata del Pd Cecile Kyenge esprime la sua vicinanza ad Asman Belfakir, avvocatessa 25enne di origine marocchina dopo l'episodio di ieri al Tar di Bologna, dove un giudice le ha detto che non poteva stare in aula con il velo islamico.

“Noi vogliamo vivere in un Ppaese dove i giudici badino alla coerenza della strategia difensiva dell'avvocatessa, ovvero alla sua competenza, rispetto ai fatti per cui era in venuta in tribunale”, continua Kyenge. 

“Il riferimento alla tradizione o alla 'nostra' cultura, se pronunciato dal giudice in un'aula del tribunale, è l'espressione di un populismo giudiziario che non fa bene al paese – prosegue l'ex ministra - Inoltre, tutto il dibattito contradittorio e la controversia fra giudici sul tema dimostra quanto alcune disposizioni e normative in vigore necessitino di una urgente riforma, per mettere tutto il paese al passo con tempi, nel rispetto della nostra Costituzione”. 

Nel caso di Belfakir, “ogni eventuale allusione a convinzioni culturali da parte del Giudice è deleteria, essendo l'Italia un paese essenzialmente democratico, multiculturale e pluralista", conclude Kyenge. 

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Commenti (25)

  • Ma quale solidarietà, siamo in ITALIA, ci sono certe regole, TU le rispetti, a prescindere se sei mussulmano o buddista, non ti sta bene ???? Prendi il primo aereo te ne torni in Marocco, oppure in Gambia, o da dove ca.....zo arrivi.

  • Alcune considerazioni: 1) il risalto dato alla notizia dipende unicamente dalla sua potenziale redditività. Nell'era di Internet la selezione delle notizie, e il modo in cui sono propinate (a partire dai titoli, sempre accattivanti e spesso fuorvianti) dipende quasi unicamente da logiche economiche e/o politiche. Così anche una vicenda irrilevante, come questa, viene pompata ad arte. In modo che la gente faccia come me:click. Oggi i giornalisti sono diventati strumenti votati al profitto. E se il profitto impone di abusare della dabbenaggine del volgo, così sia. 2) nel merito della questione, l'ex ministro parla di "populismo giudiziario", ma in tal caso questo tipo di problema non c'entra proprio nulla. 3) a prescindere da ciò che si pensi a proposito della questione "multiculturalismo", e in particolare a proposito della compatibilità della cultura musulmana rispetto ai tratti fondamentali di quella "occidentale" (io penso non ci sia compatibilità), mi pare ingiusto imporre a una persona di spogliarsi di un simbolo religioso/culturale in tribunale. Sarebbe come chiedere al cristiano di togliere il crocifisso. O tutti o nessuno. Ingiusto, s'intende, dato che il nostro paese, formalmente, riconosce piena libertà di espressione religiosa. Per il resto, le reazioni scomposte della gente a questa banale vicenda sono la dimostrazione della nevrosi e della ignoranza caprina serpeggiante. Ignoranza che si manifesta ovviamente anche in quel razzismo che sta sullo sfondo dell'odio verso kyenge.

  • ha fatto bene, siamo in uno stato laico e non in Iran o in Arabia Saudita

  • Mhaomed o come ca.... lo chiamate

  • E salutami il profeta!!

  • Se non ti piacciono le nostre regole torna a casa tua , prima del vostro arrivo si viveva molto meglio"

  • Se ne tornino entrabe a fan..lo in africa . Qui siamo in Italia , se le nostre regole e tradizioni non vanno bene ai musulmani o ad'altri stranieri , cacciamoli via TUTTI ! Raus !

  • Quando i paesi mussulmani rispetteranno i nostri costumi, noi rispetteremo i loro

  • ricordo alla Kienge che siamo in Italia, se a lei non va bene se ne torni da dove è venuta, nessuno l'ha chiamata, e chissà come è venuta!!

  • a me hanno detto che in un luogo chiuso ci si debba togliere il cappello, o altro dalla testa, in segno di rispetto. Forse in tribunale sarà diverso. Comunque, cara Kyenge, il diritto è legato sempre alla cultura del Paese in cui viene applicato. Ecco perchè non esistono paesi realmente multiculturali, altrimenti dovremmo applicare diritti diversi a seconda dell'origine etnica dei contendenti. Abbiamo decine di casi ogni anno di sentenze in cui il giudice applica la sua "cultura" in spregio al diritto scritto. La cassazione lo fa continuamente, per "evolvere" il diritto con la società.

  • Ma la Kienge ce la toglieremo dalle scatole prima o poi?

    • È già fuori tra un po cadrà nell' oblio e sarà solo un incubo da dimenticare.

      • Altro che dimenticare ora viene il bello, Questa ci succhiera il sangue per tutta la vita con il vitalizio

        • Salvatore, purtroppo hai ragione!

  • Queste sono prove di invasione culturale fanno queste sceneggiate per saggiare la reazione degli italiani. Questa signora nonostante abbia studiato in Italia continua a ostentare il suo credo religioso in barba alla laicità della giustizia. Se vuole portare il velo può esercitare la sua professione nei paesi dove è previsto l uso del velo.ancora poche settimane e tutto sarà diverso.

  • La K. può tranquillamente tornare al suo "branco" di origine in Congo: nessuno sano di mente in Italia ne sentirà la mancanza.

  • Ah la.kienge l europarlamentari che con auto blu va a shopping in negozi di extra lusso..ah E che in quella faccenda delle adozioni si giro dall' altra parte

  • come al solito ci siamo messi a 90° e non dico altro.

  • La povera praticante addirittura è uscita dall'aula piangendo.....E le donne cristiane perseguitate (quando non sono massacrate) nei Paesi Arabi che dovrebbero fare? Quanto alla ex ministra esotica che se lo scordi che ci lasceremo invadere da quelli come lei senza muovere un dito!

    • Per la seconda parte del Suo post, spero ardentemente che quanto da Lei auspicato possa avverarsi. Ma, al momento, non ne ravviso i presupposti.

  • Non ho simpatie per il velo (che considero un segno di sottomissione) e conosco molte donne musulmane che non lo mettono. Tuttavia una donna che ha studiato, si è laureata (in Italia), pratica l'avvocatura, rappresenta in giudizio un'Università (così riferiscono i giornali)... mi sembra più che sufficientemente integrata. Se poi si vogliono impedire i segni confessionali (tutti) nei luoghi pubblici (come in Francia)... beh, allora bisogna scrivere delle leggi apposite che per ora non ci sono.

    • Ad una donna che ha studiato, si è laureata ed esercita in Italia non credo debba occorrere una legge specifica per farle compredere l'inappropriatezza di ostentare i propri segni confessionali in un'aula di giustizia. Per farlo vi sono ben altri luoghi.

  • Avatar anonimo di Mercurio
    Mercurio

    Mah, sarò strano io a credere che l'integrazione dovrebbe essere dello "straniero" nei confronti del paese ospitante, e non il contrario.

    • Concordo! Ma vedo che anche a livelli culturali non minimi (trattasi di una avvocatessa) la pretesa è quella che ci si integri noi.

  • L'essere un paese democratico, multiculturale e pluralista, non prevede doversi abbassare sempre le brage, anhe se questa attività ci è da tempo divenuta abituale.

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