Adesso l'Austria vuole “chiudere” il confine con l'Italia

Dopo l'accordo raggiunto in Germania per bloccare gli accessi dei migranti che arrivano da Sud, il governo di Vienna pensa di fare lo stesso con la sua frontiera meridionale: “Preservare il nostro benessere".

Un muro dietro l'altro, per fermare le rotte interne di migranti e richiedenti asilo, come quella che parte dell'Italia e arriva fino al Nord Europa. In barba a Schengen e alla libera circolazione delle persone sancita dai Trattati Ue. E' quello che potrebbe accadere a breve almeno lungo l'asse Roma-Vienna-Berlino. Ieri, le due anime cattoliche della maggioranza del governo di Angela Merkel, Cdu e Csu, hanno trovato un accordo per “blindare” i confini con l'Austria, creando dei centri di transito di migranti e applicando eventuali respingimenti. E lo stesso intende fare adesso Vienna con la frontiera che la separa dall'Italia. 

La presidenza austriaca

“Come presidenza austriaca ci siamo proposti tre obiettivi: il primo è la sicurezza e la lotta contro l'immigrazione illegale, il secondo è preservare il nostro benessere" in Europa "ed il terzo è l'attività nel nostro vicinato", ha spiegato il cancelliere austriaco Sebastian Kurz intervendo alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo. L'Austria avrà la presidenza dell'Ue da qui a fine anno e questo vuol dire che “guiderà” i testi legislativi sul tavolo europeo, tra cui quelli delicatissimi riguardanti migranti e richiedenti asilo.  

I Verdi "attaccano" l'Austria

Il primo punto della presidenza austriaca, ha annunciato Kurz, “è legato alla protezione dei confini esterni" dell'Unione, ricordando come all'ultimo Vertice europeo si sia posto l'accento sulle frontiere esterne e sulla riforma di Dublino e "questo è molto importante", ha chiosato. “La discussione tedesca e le misure nazionali anche nei confronti dell'Austria – ha aggiunto - ci fanno capire che bisogna proteggere i confini esterni: un'Europa senza confini interni potrà continuare a esistere solo se funzionerà la protezione dei confini esterni", ha ribadito.  Tra questi confini esterni c'è anche, se non soprattutto, quello del “mare” che separa l'Italia dall'Africa del Nord, ovviamente. 

Il messaggio all'Italia

Il messaggio è chiaro: se la Germania alza un muro per bloccare i movimenti secondari dei migranti sbarcati in Italia, l'Austria non vuol finire in un cul de sac. E farà lo stesso. A meno che non si blocchino gli arrivi dei barconi sulle nostre coste. Magari anche creando quei centro chiusi che il presidente francese Emmanuel Macron sta riuscendo a creare in Spagna e Grecia e che vorrebbe che anche il governo Conte facesse. Solo che per il momento l'Italia ha replicato con un secco no

Il nodo libico

Cosa puo' fare dunque il nostro paese qualora si bloccassero le "vie di fuga" verso il resto d'Europa? C'è l'ipotesi dei rimpatri verso la Libia, ma la Commissione Ue non pensa che sia una strada praticabile. "Non ci saranno mai dei rimpatri dell'Ue verso la Libia o navi europee che rimandano i migranti in Libia. Questo è contro i nostri valori, il diritto internazionale e quello europeo - ha detto la portavoce della Commissione Ue, Natasha Bertaud - Siamo ben al corrente della situazione inumana per molti migranti in Libia. L'Onu è la lavoro per migliorare le loro condizioni, e c'è un meccanismo di transito d'urgenza, per evacuare queste persone dalla Libia. Ma quando si parla di salvataggi in mare, quello che cerchiamo di fare, è di mettere fine al modello di business dei trafficanti, che mettono in pericolo la vita delle persone, per favorire al suo posto, reinsediamenti e migrazione legale".

Belle parole, ma nella pratica non è ben chiaro come questo possa avvenire nell'immediato. Forse, quello che tutti hanno in mente e che in pochi dicono, è che la soluzione di brevissimo termine è evitare di farsi carico dei salvataggi dei barconi che partono dalla Libia. "La Libia ha notificato la sua area di salvataggio in mare e questo significa che quando c'è il Centro di coordinamento e di salvataggio libico che coordina un evento, tutte le imbarcazioni devono rispettare gli ordini che vengono dati dai libici", ha spiegato sempre la Commissione Ue. Come dire: noi non rimandiamo in Libia i migranti perché la situazione è inumana. Ma se si lasciano i soccorsi in mano alla Guarda costiera libica (magari "minacciando" le ong che si rifiutano di farlo), l'occhio non vede. E il cuore non duole. 

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