Austerità, disuguaglianze e precarietà ci stanno rendendo depressi

Un'analisi delle Nazioni Unite collega le politiche messe in atto dopo la crisi del 2008 e l'aumento dei disturbi mentali nei Paesi più sviluppati

Foto archivio Ansa EPA/ANDY RAIN

Austerità, disuguaglianze e precarietà nel mondo lavorativo stanno facendo aumentar il numero di persone depresse nei Paesi più sviluppati, per questo più che medicinali la ricetta migliore per cambiare la situazione sarebbe quella di migliorare le politiche sociali dei nostri Paesi. È l'analisi del principale relatore in materia di Salute fisica e mentale delle Nazioni Unite, Dainius Pūras, che è stato intervistato dal quotidiano britannico The Guardian in vista della presentazione alla sede Onu di Ginevra della sua analisi.

La necessità di politiche sociali

A suo avviso adottare misure per affrontare la disuguaglianza e la discriminazione “sarebbe il miglior 'vaccino' contro le malattie mentali e sarebbe molto meglio dell'uso eccessivo di farmaci psicotropi a cui assistiamo” nelle nostre società, ha spiegato lo studioso convinto che dalla crisi finanziaria del 2008, le politiche di austerità siano state negative per l'equilibrio mentale dei cittadini. "Le misure di austerità non hanno contribuito positivamente a una buona salute mentale", in quanto "le persone si sentono insicure, si sentono ansiose e non godono di un buon benessere emotivo a causa di questa situazione di insicurezza".

970 milioni di persone con disagi mentali

Le ultime cifre dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) mostrano che ben 970 milioni di persone in tutto il mondo soffrono di una forma di disagio mentale, e la prevalenza di condizioni come depressione e ansia sono aumentate di oltre il 40% negli ultimi 30 anni. La prescrizione di farmaci psicotropi per trattare le malattie mentali, in particolare gli antidepressivi, sono aumentata vertiginosamente in tutto il mondo sviluppato negli ultimi 20 anni. In particolare in Islanda e negli Stati Uniti queste prescrizioni sono aumentate passando da 50 e 75 dosi giornaliere ogni mille abitanti a rispettivamente 136 e 125, nel periodo dal 2000 al 2016.

In Europa

In Europa a farla da padrone in questa classifica è il Regno Unito che è passato da 37,6 a 100. Anche in Italia secondo i dati Ocse le prescrizioni sono aumentate anche se in maniera minore. Nel periodo in cui sono disponibili i dati, dal 2011 al 2016, sono passate da 38,4 dosaggi al giorno ogni 1000 abitanti a 39,9. Numeri comunque inferiori a quelli di altri Paesi europei come Svezia, Spagna, Norvegia, Germania e Francia in cui le dosi giornaliere sono oltre le 50.

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