"Appalti irregolari per la Difesa", l'ammissione della presidente della Commissione Ue

Von der Leyen ha ammesso che ci sono stati “errori” nelle spese per la digitalizzazione delle forze armate nel periodo in cui era ministro in Germania

Centinaia di milioni di euro in consulenti esterni spesi in violazione delle leggi sugli appalti pubblici. È questa l'accusa rivolta anche contro l'attuale presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, che ha ammesso che sono stati commessi “errori” ma negando responsabilità personali.

La vicenda

Il caso riguarda il periodo in cui la politica tedesca era ministro della Difesa della Germania, dal 2013 al 2019. "Si sono verificate violazioni degli appalti pubblici" ha detto Von der Leyen interrogata dalla commissione parlamentare di inchiesta, aggiungendo però che la digitalizzazione delle Forze Armate, uno degli ambiti nel quale sono stati sviluppati progetti dati in carico a terzi, "non potrebbe essere realizzata senza un aiuto esterno". La ex ministra ha poi aggiunto che "i servizi di supporto e di consulenza sono sempre esistiti nel Ministero della Difesa".

Gli errori

La presidente della Commissione ha riconosciuto due errori: in primo luogo, il rapporto prezzo-prestazioni dei contratti IT del ministero non sarebbero stati esaminati sufficientemente. Poi il ministero avrebbe utilizzato un accordo quadro per questi servizi, che apriva alla possibilità per altri ministeri di utilizzarlo e anche di fare subappalti, una decisione che la Corte dei conti federale ha successivamente dichiarato non corretta. Con von der Leyen si concludono le audizioni della commissione d'inchiesta del Bundestag, avviate circa un anno fa, e che vedono coinvolta principalmente la ex sottosegretaria alla Difesa, Katrin Suder, nominata proprio da Von der Leyen.

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Il sospetto favoreggiamento

Secondo le indagini, il dicastero avrebbe speso tra il 2013 e il 2017 circa 155 milioni di euro in consulenze assunte in maniera illecita sulla base di un sistema di favoritismi. Nello specifico un contratto fu inizialmente firmato tra il ministero degli Interni e una società di servizi IT chiamata SVA (System Vertrieb Alexander). Questa a sua volta aveva subappaltato parte del lavoro ad un'altra azienda, la Accenture. E uno dei responsabili di questa azienda aveva una “relazione di conoscenza” con Suder, e questo rapporto avrebbe destato sospetti. Nel 2018, era stata la Corte dei conti federale a sollevare la questione, mettendo in dubbio la legalità e la redditività dei servizi di consulenza. Sotto la lente d'ingrandimento sono finiti 4000 fascicoli.

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