Troppi anziani e precari, e ora l'euroburocrazia ha un problema di personale

Secondo la Corte dei Conti la spending review imposta dall’Ue ai propri dipendenti permetterà di risparmiare oltre 4 miliardi entro il 2020, ma con i troppi contratti a termine “la Commissione fatica ad attrarre personale altamente qualificato e poliglotta”

Il “posto fisso” nella pubblica amministrazione non sarebbe più il sogno dei giovani europei di talento. È quanto emerge dalle considerazioni della Corte dei conti europea espresse in un rapporto sulle riforme dello Statuto del personale Ue. Il revisore esterno e indipendente afferma che “la Commissione fatica ad attrarre personale altamente qualificato e poliglotta”. A causa di un sostanzioso taglio di spesa a danno dei dipendenti dell’Unione, ci sarebbe stato un “inasprimento delle condizioni di impiego” che, prosegue la Corte dei conti, “ha diminuito la soddisfazione sul lavoro e reso meno interessante lavorare per le istituzioni Ue”.

La riforma

La riforma delle condizioni di impiego del personale Ue completata nel 2014 ha comportato l’ottenimento di “risparmi cospicui”. Tale riforma “comprendeva una riduzione del 5% dei posti in organico, un congelamento delle retribuzioni e delle pensioni, nonché una revisione dello Statuto”. 

I risparmi

I risparmi generati dalla riforma "superano le aspettative, ma questo traguardo è offuscato dall’impatto sul personale”, ha dichiarato Pietro Russo, membro della Corte dei conti europea e responsabile della relazione. Si ritiene “probabile” che, solo per il periodo 2014‑2020, “l’impatto diretto di bilancio ammonti a 4,2 miliardi di euro, più di quanto previsto, e che i risparmi a lungo termine – aggiunge la Corte – siano addirittura superiori”. “Le modifiche apportate all’età di pensionamento, alla struttura delle carriere e al regime pensionistico ridurranno la spesa amministrativa dell’Ue di oltre 19 miliardi di euro entro il 2064”, si afferma in un comunicato. 

“In altri termini, ci si attende che la spesa a lungo termine sia circa del 30% inferiore a quanto non sarebbe stata senza le riforme del 2014”, attesta la Corte. Eppure, sottolinea Russo, “per le risorse umane, le misure di riduzione dei costi non sono state prive di ricadute negative tanto sul piano delle condizioni di lavoro quanto sull’attrattiva delle istituzioni dell’Ue come datori di lavoro”. 

Invecchiamento e precarietà

“L’innalzamento dell’età di pensionamento a 66 anni - spiega il revisore indipendente delle politiche Ue - e la riduzione delle assunzioni hanno determinato un invecchiamento dell’organico della Commissione”. Si evidenzia anche che “il crescente ricorso ad agenti con contratti a breve termine ha implicazioni di più lungo periodo per la gestione delle conoscenze e la continuità operativa”.

Le raccomandazioni

Alla luce dei risultati dello studio, la Corte dei conti raccomanda alla Commissione europea di “istituire un piano di gestione dell’organico, rafforzare il monitoraggio e la rendicontazione sugli aspetti attinenti alle risorse umane, valutare i bisogni e gli effetti potenziali prima di un’altra eventuale revisione dello Statuto”.

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