L'Italia dice “aiutiamoli a casa loro”, ma poi taglia i fondi per i Paesi africani

Secondo un rapporto di Oxfam quasi un miliardo di euro teoricamente stanziato e di competenza del ministero dell’Interno manca all’appello. Ridotti del 21,3% gli aiuti allo sviluppo

Foto Allan Gichigi per Oxfam

Il mantra in Italia è oramai “aiutiamoli a casa loro”. I migranti sono considerati solo un peso per la nostra società e quindi anche salvarli in mare per portarli sulle nostre coste è stato trasformato in un reato. Eppure alle parole a quanto pare il nostro Paese non fa seguire i fatti e i fondi per la cooperazione allo sviluppo, quelli che vanno alle Ong e alle associazioni che davvero aiutano i abitanti dei Paesi più poveri, in primis quelli africani, in modo che non debbano emigrare, sono stati tagliati.

Il rapporto

Lo denuncia un rapporto di Oxfam e Openpolis basato sugli ultimi dati Ocse secondo cui nel 2018 ci si è fermati ad un misero 0,24% del nostro reddito nazionale lordo (rnl), segnando un meno 21,3% rispetto al 2017, pari a oltre 860 milioni di euro, con una riduzione di ben il 35,5% degli aiuti ai Paesi dell’Africa subsahariana. Un calo che ci allontana dall'impegno di raggiungere uno stanziamento dello 0,30% in rapporto al rnl entro il 2020 in linea con gli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030, definita dalle Nazioni Unite. Un traguardo che, secondo le stime delle due organizzazioni, seguendo l’attuale trend di precipitosa discesa, sembra assai difficile, se non impossibile, da raggiungere.

Ridotti i fondi rispetto ai tempi del governo Gentiloni

“Si tratta di un quadro molto preoccupante che sta riportando indietro la cooperazione italiana di anni e spinge a rivedere al ribasso le stime per il prossimo futuro”, ha detto Francesco Petrelli, senior policy officer su finanza per lo sviluppo di Oxfam Italia, che sottolinea come “dopo anni di aumento constante dal 2012 del volume di aiuto pubblico, nel 2017 l’Italia aveva raggiunto lo stanziamento dello 0,30% in rapporto al nostro reddito nazionale lordo”, e “stando a quanto previsto dal Governo Gentiloni nell’approvazione della legge di bilancio 2018, sarebbero dovuti essere erogati 5,02 miliardi di euro, pari allo 0,28%”. Invece “i dati Ocse ci raccontano una storia diversa: lo stanziamento italiano in aiuto pubblico l’anno scorso nel nostro Paese si è fermato a 4,2 miliardi”.

Il miliardo "fantasma"

Secondo il rapporto mancherebbero all’appello 1 miliardo di euro come differenza tra gli importi destinati per il 2018 al Ministero dell'Interno per l'accoglienza migranti e quelli rendicontati dall’Ocse, e questo nonostante il numero degli sbarchi sia drasticamente calato tornando l’anno scorso sotto i livelli del 2012. Insomma i soldi sarebbero a disposizione del Ministero degli Interni ma non verrebbero spesi tutti e potrebbero per questo essere riallocati, ad esempio, proprio per gli aiuti alla cooperazione allo sviluppo nei Paesi poveri e di origine dei flussi. “Dove sono stati allocati i fondi destinati al Ministero dell’Interno per l’accoglienza dei migranti nel 2018 e perché non sono stati usati per altri settori della cooperazione, ossia per lo scopo per il quale erano stati stanziati?”, dichiara Petrelli.

"Una contraddizione lampante e tragica"

Per il rappresentante dell'Ong “ci troviamo di fronte a una contraddizione lampante e assieme tragica: mentre da un lato si decide di chiudere le frontiere ai migranti, dall’altro si riducono i fondi destinati a rompere il circolo vizioso della povertà e creare sviluppo nei Paesi più poveri, da cui molto spesso scappano i tanti disperati che continueranno a tentare di arrivare da noi, anche nei prossimi anni e decenni”. E così l’Italia, denuncia ancora, “è scesa al diciasettesimo posto tra i 29 Paesi donatori dell’Ocse, per il volume di aiuti stanziati nel 2018 ed è quella che ha tagliato la percentuale di fondi più alta, rispetto all’anno precedente”.

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