Afrin, Erdogan contro il Parlamento Ue: "Non si agiti, non andremo via prima di aver finito il nostro lavoro"

Ieri l'ultimo bombardamento dell'esercito turco su quello che è il caposaldo delle milizie curde di Unità di protezione del popolo (Ypg) in Siria settentrionale. Condanna di Strasburgo, che chiede una risoluzione Onu per il cessate il fuoco in tutto il paese

Ieri l'ultimo bombardamento della Turchia ad Afrin, che ha aggiunto altre vittime al lungo elenco di morti in quello che è il caposaldo delle milizie curde di Unità di protezione del popolo nella Siria settentrionale. Oggi, la richiesta del Parlamento europeo al governo di Ankara affinché ritiri le sue truppe. Ma la risposta del presidente Recep Tayyip Erdogan non è tardata ad arrivate: "Il Parlamento europeo non si agiti inutilmente, fino a quando il nostro lavoro non sarà finito non andremo via da Afrin", ha detto Erdogan oggi dinanzi gli studenti dell'università di Bestepe.

La mozione del Parlamento Ue

La Turchia ha lanciato lo scorso 20 gennaio l'offensiva "Ramoscello d'Ulivo" per sottrarre al controllo dei curdi siriani del Pyd-Ypg l'enclave di Afrin Il Parlamento europeo ha approvato oggi una mozione in cui si chiede all'Onu di approvare una risoluzione per l'immediato cessate il fuoco in tutto il Paese, anche nelle zone colpite dal governo siriano. 

Il Parlamento, si legge nelle mozione, è "seriamente preoccupato per la crescente situazione ad Afrin" e accusa la Turchia di aver provocato molte vittime civili. Accusa che Erdogan nega: "Se avessimo bombardato i civili, Afrin sarebbe già caduta", ha detto.

La risoluzione - che è arrivata in vista di un importante vertice Ue-Turchia nella città bulgara di Varna il 26 marzo - ha anche descritto le YPG come "forze curde", mentre il governo turco le definisce "terroristi".

Afrin a un passo dalla caduta

"Entreremo nella città di Afrin molto presto e prevediamo di ripulirla per intero dai terroristi. Al momento abbiamo sotto il nostro controllo il 70% della regione", ha affermato un portavoce del presidente Erdogan. La Turchia potrebbe allargare il raggio d'azione e intervenire fino a Manbij, città del nord della Siria a ovest del fiume Eufrate, dove sono però presenti i marines americani, alleati delle milizie curde.

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