Fondi neri e nazismo, le ombre sui tedeschi dell'AfD. Passati da Di Maio a Salvini

Il partito di destra più volte nella bufera in Patria per i suoi finanziatori sospetti e le polemiche sull'Olocausto. Un suo eurodeputato siede nel gruppo dei 5 stelle, ma da maggio la delegazione a Strasburgo traslocherà nel fronte sovranista della Lega

Fondi sospetti che sarebbero arrivati, in barba alle leggi tedesche, da finanziatori extra-Ue. Un deputato che sarebbe sotto "controllo assoluto" della Russia di Putin. E un esponente del partito che ha definito un monumento in memoria delle vittime dell'Olocausto una "vergogna nazionale". Non si placano le polemiche intorno ad Alternative für Deutschland (AfD), il partito di destra che da qualche anno sta sconvolgendo la politica tedesce e che adesso mira a fare lo stesso in Europa con il supporto della Lega. 

Dai 5 stelle alla Lega

Oggi a Milano, infatti, uno dei leader dell'AfD, Joerg Meuthen, ha ufficialmente sposato a nome del partito il progetto di un gruppo sovranista 'allargato' che Salvini ha presentato oggi a Milano. Dichiarando allo stesso tempo la fine del rapporto con il Movimento 5 stelle, con cui hanno condiviso in questi anni l'appartenenza (ma in realtà poco altro) al gruppo Efdd di Nigel Farage. 

Le accuse di negazionismo

Proprio il M5s, anche per voce del vicepremier Luigi Di Maio, aveva in questi giorni attaccato Salvini per i suoi rapporti con l'AfD, definendoli negazionisti del nazismo. Il riferimento è a quanto accaduto nel 2017, quando l'installazione di un memoriale dell'Olocausto a Bornhagen, nell'est della Germania (per la precisione, la replica di quello famoso realizzato a Berlino) era stata criticata dall'esponente locale del partito, Bjorn Hocke, che lo aveva definito una "monumento della vergogna". Secondo Hocke, la Germania dovrebbe cambiare atteggiamento nel modo in cui si approccia al suo passato nazista. Dichiarazioni che hanno scatenato un putiferio. Tanto che, pochi mesi fa, i responsabili delle manifestazioni in memoria delle vittime dell'Olocausto nell'ex campo di concentramento di Buchenwald hanno vietato l'accesso agli esponenti dell'AfD.

A dirla tutta, diversi leader dello stesso partito hanno duramente criticato Hocke, che non è un esponente qualunque, ma il leader regionale dell'AfD in Turingia. Qualcuno aveva provato a espellerlo, ma alla fine Hocke è rimasto al suo posto. Anche per l'aiuto e la vicinanza ricevute dal presidente dell'esecutivo nazionale del partito, ossio priprio quel Meuthen che a Milano ha speso parole di stima per Salvini, oltre a sancire la ormai prossima alleanza al Parlamento europeo: " "Noi non siamo anti-semiti. Noi siamo amici di Israele abbiamo un gruppo di ebrei al nostro interno: non c'è anti-semitismo (nell'AfD, ndr). Certo che condanno il nazismo, non abbiamo nulla a che fare con chi non lo condanna, e in Germania ce ne sono pochissimi", ha detto Meuthen ai giornalisti italiani.

I presunti fondi neri

Ma sulla figura di Meuthen, candidato di punta alle Europee di maggio, non ci sono solo le ombre sui suoi rapporti con i presunti negazionisti. Secondo quanto rilevato da un'inchiesta di due media tedeschi, la tv pubblica Ard e l'autorevole settimanale Spiegel, la campagna elettorale condotta da Meuthen nel 2016 sarebbe stata segretamente finanziata tra gli altri da un miliardario tedesco-svizzero, l'immobiliarista Henning Conle. Il cui nome sarebbe legato, a detta dei media tedeschi, a una lista "confidenziale" di dieci presunti finanziatori che avrebbero sostenuto la corsa elettorale dell'esponente dell'Afd nel Baden Wuerttemberg con circa 90 mila euro. Le norme tedesche sui finanziamenti alla politica vietano ai partiti di accettare fondi da parte di soggetti esterni dall'Unione europea.

Non è la prima volta che sospetti "fondi neri" vengano accostati a leader dell'AfD. Qualche mese fa avevano fatto molto rumore alcuni presunti finanziamenti alla campagna elettorale di Alice Weidel. Mentre due giorni fa aveva fatto discutere un'altra inchiesta dello Spiegel, secondo cui ci sarebbe un "documento strategico" che circolava nelle stanze del Cremlino nel 2017 e dal quale emergerebbe il "controllo assoluto" di Mosca su un giovane deputato dell'Afd, Markus Frohnmaier.

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