Draghi lascia la Bce, tutte le tappe del suo mandato

Al suo posto Lagarde che lo ringrazia per la “saggezza e determinazione”. Qualcuno ipotizza possa prendere il posto di Conte, Salvini: “Non sarebbe rispettoso del popolo italiano”

Il passaggio di consegne tra Draghi e Lagarde - Boris Roessler/Pool Photo via AP

Il discorso di commiato di Mario Draghi dalla presidenza della Banca Centrale Europea si è concluso con il rituale passaggio della campanella, quella che dovrebbe scandire l'apertura delle sessioni del Consiglio Direttivo. Ma nel passare l'ingombrante strumento a Christine Lagarde l'ormai ex presidente ha rivelato sorridendo: “Io in otto anni non l'ho mai usata”. Si chiude così una pagina importante della storia dell'istituto di Francoforte, che sarà ricordata soprattutto per la frase 'whatever it takes', rivolta alla salvezza dell'euro che andava raggiunta “a qualunque costo”.

Bce nelle "mani capaci" di Lagarde

"Di solito quando si parla di qualcuno alla fine di un mandato si ricordano le sue opere e azioni. Nel tuo caso sono talmente famosi che non ce n'è davvero bisogno e mi sono impegnata a non ripetere le tue tre famosi parole", gli ha detto Lagarde, nel ringraziarlo "per la tua saggezza e la tua determinazione”, aggiungendo che la sua eredità “è averci insegnato a eccellere e a superare le attese". "Lasciare la Bce è reso più facile dal sapere che lascio la presidenza nelle tue mani capaci", le aveva detto poco prima Draghi.

Gli elogi dell'ex avversario

Al suo addio i complimenti sono arrivati anche da quello che era ritenuto il suo avversario: l'ex ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schauble, che è stato fino al 2017 il leader di fatto dell'opposizione politica e intellettuale a Draghi. “Grazie a lui l'euro ha giocato un ruolo di primo piano nelle strutture monetarie internazionali. E in una fase critica, in cui gli Stati non ce l'avrebbero fatta da soli, ha fatto molto per stabilizzare la moneta unica", gli ha ora riconosciuto in una intervista al Corriere della Sera l'ex “nemico”, che un tempo combatteva la linea espansionistica perseguita dal presidente della Bce.

Salvini: Non sarà premier

Il nome di Draghi è addirittura fatto tra quelli dei possibili successori di Giuseppe Conte, nel caso il governo di Movimento 5 Stelle e partito Democratico dovesse fallire. Un'ipotesi contro la quale si è immediatamente schierato il leader della Lega, Matteo Salvini. “In democrazia un presidente del consiglio calato dall'alto non è rispettoso della Costituzione e degli italiani e poi è anche sciocco fare il totonomi dopo Conte", ha detto a 24 Mattino su Radio 24, aggiungendo: "Questo non è un governo che rappresenta il popolo italiano ma mi rifiuto di pensare ad altre alternative che non siano le elezioni".

Le tappe del mandato

In otto anni di guida della Bce, da novembre 2011 a ottobre 2019, Draghi ha portato con sé una rivoluzione che, come ricostruisce l'AdnKronos, è passata attraverso 10 tappe principali.
Novembre 2011: il nuovo presidente della Bce esordisce 'con il botto', iniziando il mandato con una politica aggressiva sui tassi di interesse. Nel giorno del suo debutto, con la motivazione di una previsione dell'inflazione in calo, il Consiglio dell'Eurotower li sforbicia di 0,25 punti, portandoli a 1,25%.
Dicembre 2011, doppia mossa nel mese successivo al suo inizio mandato: la Bce taglia nuovamente i tassi di interesse di 0,25 punti e li porta all'1%. E intanto, vengono lanciati i 'piani di rifinanziamento a lungo termine', le Ltro, che consistono in prestiti speciali alle banche per far affrontare la crisi.
Luglio 2012: di tutto il mandato di 'super Mario', forse quella pronunciata a Londra in un discorso sarà la frase più celebre e ricordata. E' quel 'whatever it takes', "tutto il necessario" che la Bce metterà in campo "per preservare l'euro".
Agosto 2014: nel corso del summit di Jackson Hole, esorta i Paesi con i bilancio in ordine a finanziare la domanda. È un chiaro riferimento alla Germania, che non reagì positivamente.
Novembre 2014: il presidente della Bce risponde agli effetti della crisi finanziaria in Europa. Parte l'Mvu, meccanismo di vigilanza unico europeo, che segue l'Unione bancaria avviata nel 2012.
Gennaio 2015: il punto 'più alto' di Draghi alla guida della Bce, che amplierà però le divisioni con la Germania. Viene annunciato il Quantitative Easing, il programma di acquisto dei titoli pubblici per 60 miliardi al mese, che prenderà il via in estate.
Luglio 2015: nel mese in cui prende il via il Quantitative Easing, i rapporti con la Germania non migliorano. Draghi si scontra con Schaeuble, perché Berlino avrebbe voluto la Grecia fuori dall'euro. Proprio oggi l'ex titolare del dicastero ha ammesso che nonostante le divergenze, "il presidente della Bce ha salvato la moneta unica".
Dicembre 2018: una delle battaglie con la Germania viene 'vinta' da Draghi. La Corte di Giustizia europea dichiara "legale, non politico e di competenza della Bce" il programma del Quantitative Easing, sconfessando così la tesi tedesca.
Settembre 2019: dopo pochi mesi dalla sua conclusione, il Quantitative Easing viene avviato nuovamente. Questa volta la cifra mensile è notevolmente più bassa, 20 miliardi di euro, ma non c'è una scadenza al programma. Sempre negli stessi giorni la Bce taglia i tassi di interesse, portandoli al minimo storico di -0,50% e introduce il 'tiering', meccanismo che attenua sulle banche gli effetti dei tassi negativi sui depositi che si trovano nell'Eurotower.
Ottobre 2019: nel giorno del suo addio, Draghi parla del dissenso pubblico nei confronti della sua presidenza, ricordando come nella storia dell'istituto sia normale l'esistenza di opinioni differenti e che il confronto ci sia sempre stato in seno alla Bce. Insomma, un addio senza rimpianti, quello di 'Super Mario', dopo 8 anni alla guida della Banca Centrale Europea.

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