C'è l'accordo sulla Brexit, ma Johnson rischia la bocciatura a Westminster

Londra e Bruxelles hanno raggiunto una nuova intesa sulla spinosa questione dell'Irlanda del Nord, ma gli unionisti del Dup hanno già detto che non lasosterranno e il premier ora dovrà faticare a trovare una maggioranza

Johnson e Juncker dopo l'accordo - foto Commissione europea

Con un inaspettato colpo di scena arrivato all'ultimo momento Regno Unito e Unione europea sono riusciti a raggiungere un nuovo accordo sulla Brexit che, nelle intenzioni, dovrebbe permettere di superare lo stallo sulla questione nord irlandese, evitando la creazione di un confine fisico ma venendo incontro alle richieste dei duri della Brexit. Almeno questa era la speranza del premier Boris Johnson che però ora, come già in passato Theresa May, avrà il difficile compito di far passare il testo al difficile esame dei Comuni.

Seduta straordinaria a Londra

I deputati britannici hanno dato il loro via libera a tenere sabato una sessione straordinaria. Si tratterà della prima volta che il Parlamento britannico si riunisce di sabato da 37 anni, cioè dal 1982, quando si riunì per la guerra delle Falkland/Malvine, e la quinta volta dalla vigilia della Seconda guerra mondiale.

Il Dup e il nodo Irlanda del nord

L'intesa che fu raggiunta da Theresa May fu bocciata dall'Aula, ben tre volte, e il suo successore dovrà faticare non poco per non subire lo stesso destino. I primi a sfilarsi sono stati proprio gli alleati di governo, gli unionisti del Dup. “Allo stato attuale, non possiamo sostenere ciò che viene suggerito in materia di dogana e consenso, e c'è una mancanza di chiarezza sull'Iva”, si legge in una nota del partito. Gli unionisti non sono soddisfatti del compromesso secondo cui l'Irlanda del Nord rimarrebbe nel territorio doganale comunitario seppur potendo beneficiare allo stesso tempo di tutti i futuri accordi commerciali che verranno stipulati da Londra. L'Ulster infatti resterà allineata alle regole Ue che riguardano la legislazione su merci, sanitaria per i controlli veterinari, su produzione agricola e marketing, Iva e accise per le merci, aiuti di Stato. Le tariffe doganali Ue si applicheranno ai beni entrati nell'Irlanda del Nord se ci sarà un rischio che poi entreranno nel mercato unico mentre nessun dazio sarà pagato se i beni non corrono questo rischio. Inoltre il Dup protesta perché di fatto è stato privato di quello che era considerato un potere di veto su questo accordo in quanto il consenso sull'intesa con Bruxelles gli verrebbe richiesto non subito, ma solo quattro anni dopo l'entrata in vigore del patto, con la possibilità di tenere un voto nel parlamento di Belfast dopo quattro anni dalla Brexit e solo a maggioranza semplice (prima serviva il consenso preventivo e con una doppia maggioranza del 40% sia di unionisti che di repubblicani).

Governo in minoranza

Al governo vengono quindi a mancare i 10 voti del Dup, ma l'esecutivo è da settembre ormai in minoranza in Parlamento. A settembre la minoranza era solo di 320 contro i 319 dell'opposizione ma dopo che 21 Tory ribelli sono stati espulsi dal partito e in seguito a diverse altre defezioni, dovute alla linea dura volta da Johnson, ora alla maggioranza mancano circa 45 voti. Per Johnson compattare quindi una nuova maggioranza non sarà un compito semplice, soprattutto ricordando che a marzo solo 279 conservatori sostennero l'accordo di May.

Gli 'spartani'

Per riuscire dove la sua predecessora ha fallito dovrà innanzitutto assicurarsi il supporto dei 28 cosiddetti 'spartani', i duri della Brexit che chiedono un accordo leggero. “L'impegno per l'allineamento normativo in questo accordo significa che il 'nuovo accordo' non è Brexit, nonostante i miglioramenti nell'unione doganale”, ha twittato Nigel Farage, che di solito interpreta il pensiero dei più duri dei conservatori, pur non essendo lui del partito.

Il Labour: "Peggio dell'intesa di May"

Infine il premier dovrebbe cercare di portare dalla propria parte i moderati del Labour, quelli che ritengono che un accordo, per quanto non ideale, sempre meglio di un No Deal. Ma Jeremy Corbyn ha bisogno di battere Johnson in Aula se vuole sperare di ottenere, e magari vincere, nuove elezioni. “Sembra che il primo ministro abbia negoziato un accordo ancora peggiore di quello di Theresa May che è stato bocciato a stragrande maggioranza”, ha dichiarato Corbyn annunciando che questo “accordo svendita non riunisce il Paese e deve essere rifiutato”, e che “il miglior modo per risolvere la Brexit è dare al popolo l'ultima parola con un voto pubblico”.

Juncker: questo o No Deal

In sostegno a Johnson è sceso il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, secondo cui visto che “abbiamo raggiunto un accordo”, allora “non ci sono ragioni per ulteriori rinvii” della Brexit. Come a dire ai deputati britannici: o questo accordo o No Deal. Ma che qusto possa bastare a cambiare l'opinione dei Comuni è tutto da vedere. Anche perché la scelta di concedere una eventuale nuova estensione non spetta a lui, ma al Consiglio europeo.

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