“Abbiamo bisogno di tempo”, Stati Ue rinviano al 2021 la decisione sull’ora legale

Discorso chiuso, almeno per il momento. Portogallo, Grecia e Paesi Bassi ottengono il prolungamento del sistema attuale

Non ci sarebbero abbastanza ragioni, a detta degli Stati europei, per giustificare l’interruzione del cambio tra ora legale e ora solare. Con questa motivazione il Consiglio Ue ha deciso di non accogliere, almeno per il momento, la richiesta dei 4,6 milioni di europei che hanno partecipato alla consultazione indetta l’estate scorsa dalla Commissione, e di chiedere all'esecutivo comunitario un rinvio della decisione al 2021. La maggioranza dei partecipanti alla consultazione avevano chiesto l’abolizione del cambio orario e dunque l’autonomia di scelta in capo a ogni Paese membro dell’Ue.

Dopo una sintesi delle valutazioni fatte finora sull’opportunità o meno di cambiare il sistema in vigore in tutta Europa dal 1996, i rappresentanti dei governi hanno stabilito che “gli Stati membri hanno bisogno di più tempo per raggiungere una decisione finale in merito alla proposta”.  La paura dover spostare le lancette ogni volta che si passa da uno Stato all’altro dell’Unione ha certamente giocato un ruolo in questa richiesta di rinvio, considerato che la larga maggioranza dei Paesi Ue condivide lo stesso orario, il Central European Time. 

Il rinvio arriva in seguito alle pressioni di Paesi come Portogallo, Grecia e Paesi Bassi che hanno chiesto di mantenere il cambio tra ora legale e solare, oltre che di avere il tempo di valutare le ragioni a sostegno della fine dell’alternanza tra i due orari. I Paesi che sostengono il mantenimento del sistema attuale lo fanno “principalmente a causa della mancanza di prove plausibili riguardo ai possibili benefici che l'abolizione dei cambiamenti di orario potrebbe portare”, si legge nel documento del Consiglio diffuso nelle ultime ore. Paesi come la Finlandia e l’Estonia, data la loro posizione geografica e le ricadute negative del cambio orario, rimangono fortemente favorevoli al piano della Commissione di rottamare il sistema dell’alternanza tra ora legale e solare.

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