A Roma si litiga sull'Europa, ma Bruxelles propone di dare 2,4 miliardi di euro in più alle nostre regioni più povere

La Commissione Ue propone nuovi criteri per la politica di coesione: ci saranno meno soldi in generale ma più per il Meridione. Penalizzati i paesi dell'Est, quelli che si oppongono ad accogliere i migranti

Jean Claude Juncker. EPA/STEPHANIE LECOCQ

Ci saranno meno soldi per tutti, ma a farne le spese non dovrebbe essere l'Italia. Secondo la proposta della Commissione europea per la politica di coesione per il prossimo quadro finanziario 2021-2027, anticipata oggi dal quotidiano spagnolo El Pais, al Belpaese dovrebbero andare 38,6 miliardi di euro per le regioni più povere, 2,6 in più di quanto ricevuto nel periodo 2014-2020, quando ricevemmo 26,2 miliardi. Un aumento del 6%, a prezzi costanti, ossia senza tenere in considerazione l'inflazione prevista, se invece viene calcolata anche questa, l'aumento schizza oltre il 20%. 

Numeri in aumento, mentre Bruxelles propone di tagliare del 9% il totale della spesa comunitaria per la politica di coesione, facendola passare da 367 a 331 miliardi di euro, una sforbiciata pesante che toccherà anche la Pac, la politica agricola comune e che, secondo il gabinetto Juncker, è necessaria per poter far fronte alle nuove sfide dell'Europa, come le migrazioni, la difesa e la lotta al cambiamento climatico.

Nuovi criteri che premiano l'Italia

Calano le risorse ma aumentano i fondi a disposizione dell'Italia, come avviene il miracolo? Semplicemente cambiando i criteri di assegnazione dei fondi: non viene più considerato solamente il PIL pro capite regionale (sotto al 75% si riceve il grosso dei fondi), ma oltre a questo criterio (che continuerà a pesare per l'80%), vengono aggiunti anche altri indicatori, come la disoccupazione giovanile ed il livello di istruzione (peseranno complessivamente per il 15%), le emissioni di gas inquinanti (1%) e la gestione dei flussi migratori (3%).  

A 'premiare' l'Italia sono quindi le pessime performance nell'occupazione giovanile e l'impatto della crisi migratoria. Inoltre, Bruxelles estende la gamma di regioni che ricevono denaro: le regioni meno sviluppate rimangono le stesse - quelle con un reddito pro-capite inferiore al 75% della media - ma aumentano le cosiddette regioni di transizione, ossia quelle con un PIL per abitante tra il 75% e il 100% della media. Fino ad ora, potevano accedere a questi fondi solo quelle tra il 75% e il 90%, l'asticella si alza e premia il centro-sud Italia, oltre alla Spagna. 

Più soldi al Sud e meno all'Est

Più in generale le modifiche proposte dalla Commissione e su cui, c'è da giurarci, ci sarà battaglia tanto tra gli Stati membri come nel Parlamento Ue, penalizzano l'Est Europa e beneficiano il Sud castigato dalla crisi ed i Balcani Orientali. Grecia, Romania e Bulgaria vedono infatti i loro fondi aumentare del 8%, l'Italia, come si diceva, del 6%, la Spagna e Finlandia del 5% e Cipro del 2%. Nessun cambiamento per Lussemburgo, Austria, Danimarca, Olanda, Svezia e Belgio, che a esclusione dell'ultimo paese non hanno grossi problemi di disparità regionale, e poi tagli per tutti: dal 5% in memo alla Francia, al -21% della Germania, fino al -22% della Slovacchia, il -23% della Polonia (che si conferma comunque il primo ricettore di fondi di coesione, pur passando da 83,9 a 64,4 miliardi di euro), al -24% a testa per Malta, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria e Lituania. 

Colpito il gruppo di Visegrad

La forbice si abbatte quindi in particolare sui paesi dell'Est, quelli, con in testa il gruppo di Visegrad - Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia - che si oppone alla ripartizione dei migranti. D'altronde già circola da tempo a Bruxelles l'idea di legare i fondi di coesione, espressione della solidarietà europea, alla partecipazione alla gestione dei flussi migratori, altra solidarietà europea, al momento latitante. Invece di imporre blocchi ai fondi, Bruxelles pare punire gli Stati poco solidali usando formule e criteri nuovi. 

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