Dall'Ue arriva un doppio stop alla Cina. L'Italia invece va avanti sulla Via della Seta

Il Parlamento di Strasburgo approva norme contro le minacce informatiche e la Commissione propone 10 azioni per difendere i nostri interessi commerciali. Roma intanto procede sulla partnership strategica con Pechino ma Bruxelles avverte: “Rispetti le nostre regole”

È un'Europa a due velocità quella che si confronta con la Cina. Da una parte ci sono le istituzioni europee che cercano di ridurre le minacce alla sicurezza informatica e la concorrenza sleale nel commercio da parte del colosso asiatico, e dall'altra c'è l'Italia che procede spedita nell'approvazione della Belt & Road Initiative, meglio conosciuta come Via della Seta, una partnership strategica.

Strasburgo contro le minacce alla sicurezza informatica

Il Parlamento Europeo ha adottato in via definitiva una legge europea sulla sicurezza informatica con 586 voti favorevoli, 44 contrari e 36 astensioni. Si crea così il primo schema di certificazione a livello europeo per garantire che i prodotti, i processi e i servizi venduti nell'Ue soddisfino gli standard di sicurezza informatica. Il Parlamento ha inoltre adottato una risoluzione non legislativa, per alzata di mano, in cui si chiede un'azione Ue contro le minacce alla sicurezza legate alla crescente presenza tecnologica dei Pechino in Europa in cui i deputati esprimono "forte preoccupazione per le recenti affermazioni secondo cui le infrastrutture per le reti 5G potrebbero avere delle 'backdoor' incorporate che consentirebbero ai fornitori e alle autorità cinesi di avere un accesso non autorizzato ai dati personali e alle telecomunicazioni nell'Ue". Si teme che i fornitori di dispositivi di aziende come la Huawei, possano presentare un rischio per la sicurezza dell'Ue a causa delle leggi cinesi che obbligano le imprese a cooperare con lo Stato grazie a una definizione molto ampia della sicurezza nazionale.

La strategia di Bruxelles

La Commissione europea ha invece approvato una comunicazione sulla revisione delle regolazioni dell'Ue con la Cina in cui si definiscono 10 azioni concrete che i capi di Stato o di governo dell'Ue dovranno discutere e approvare al Consiglio europeo del 21 marzo. "L'Ue e la Cina sono partner economici strategici ma anche concorrenti. Le nostre relazioni economiche possono produrre effetti positivi enormi per entrambe le parti a condizione che la concorrenza sia leale e che le relazioni nel campo del commercio e degli investimenti siano reciproche”, ha spiegato il vicepresidente dell'esecutivo comunitario Jyrki Katainen , secondo cui “con la comunicazione odierna formuliamo proposte concrete su come l'Ue può agire per migliorare la propria competitività, garantire una maggiore reciprocità e parità di condizioni e difendere la sua economia di mercato da eventuali distorsioni". Gli interventi puntano, tra le altre cose, a considerare negli appalti non solo i costi ma anche gli standard in materia di lavoro e di ambiente, e anche a mettere in campo norme per ovviare efficacemente agli effetti distorsivi della proprietà statale e dei finanziamenti pubblici esteri nel mercato interno.

La Via della Seta

Il governo italiano invece si appresta a firmare il Memorandum of Understanding che sarà poi siglato assieme ai massimi rappresentanti della Repubblica popolare cinese, attesi a Roma il 21 marzo al seguito del presidente Xi Jinping. Una mossa che ha suscitato reazioni contrastanti. "Con quasi 1,4 miliardi di persone e un tasso tasso di crescita del 6,5% annuo il mercato cinese è il più grande del mondo. Questo è il vero treno ad alta velocità che serve al Paese per ripartire e crescere”, ha rivendicato l'europarlamentare del Movimento 5 Stelle Tiziana Beghin. Per la deputata “normalizzare i rapporti con la Cina significa anche mettere fine al malcostume delle troppe dogane europee colabrodo che hanno permesso l'invasione del falso Made in Italy e hanno rafforzato le contraffazioni delle nostre eccellenze”.

Le critiche all'Italia

Ma Antonio Tajani ha invece puntato il sito contro chi “si dice sovranista” ma poi “alzi le mani e si arrende all'invasione cinese". Per il presidente del Parlamento europeo, ed esponente di Forza Italia, “non possiamo accettarlo”, in quanto “la Cina fa i suoi interessi, ma l'Italia e l'Europa devono fare i propri". Più cauto il commento del vicepresidente della Commissione Katainen che ha chiesto però all'Italia di rispettare “le regole su concorrenza, trasparenza e mercati nell'Unione Europea”.

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Commenti (1)

  • Questa Commissione europea è giunta alla frutta. In attesa delle prossime elezioni non deve prendere iniziative politico-commerciali che condizionano il futuro.

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