Razzismo, monarchia e attaccamento alla poltrona, l'UKIP è in crisi nera e Farage pensa a un nuovo partito

Henry Bolton, il quarto leader dalla vittoria al referendum, non molla la guida del partito seppur sommerso nello scandalo dei messaggi razzisti della sua fidanzata sulla promessa sposa del Principe Enrico. Farage lancerà un nuovo movimento per ricompattare il fronte del Brexit

Nigel Farage. EPA/PATRICK SEEGER

Morire di troppo successo e di scandali, battaglie interne ed amore per la poltrona. E' quel che sta succedendo al UKIP, il partito eurofobico, compagno di gruppo dei grillini al Parlamento Ue, scivolato in una crisi infinita da quando è riuscito nel suo obiettivo: staccare la Gran Bretagna dalla Ue. Henry Bolton, il quarto leader post-referendum, in sella da Settembre, domenica è stato messo alla porta con una mozione di censura approvata dal comitato esecutivo del partito, ma ha risposto picche: non mollerà la poltrona.

Un secondo referendum sulla Brexit, la proposta dell'euroscettico Farage

Nel frattempo si rincorrono le voci che vogliono Nigel Farage, il creatore del partito, dimessosi dopo il Brexit, sulla via di lanciare già questa settimana un nuovo partito o movimento. Anche lui scappa dal UKIP, per ricompattare le fila di cui detesta le Ue.

Razzismo, scuse e menzogne

L'ultima crisi, già a livelli caricaturali, vede Bolton aggrappato alla poltrona e sommerso dallo scandalo nato per via dei commenti razzisti sparsi sui social dalla sua fidanzata su Meghan Markle, promessa sposa del principe Enrico

Bolton ha 54 anni, è un tecnocrata con un passato di militare di basso profilo e dallo scorso Natale aveva una nuova fiamma, la 25enne Jo Marney, attivista UKIP ed autrice dei commenti incriminati sulla futura principessa. Marney si è scusata, al solito ha detto che le frasi erano state de-contestualizzate ed è stata cacciata dal partito e mollata, almeno a parole (per il pubblico) da Bolton. Quando i tabloid li hanno beccati cenando assieme, è stato convocato il comitato esecutivo del partito che, all'unanimità eccetto l'interessato, ha votato per cacciarlo. 

Messo alle corde, Bolton non molla

Vista la negativa, 13 dei 25 membri del comitato si sono dimessi, ma nemmeno così Bolton ha ceduto. Lunedì pomeriggio ha assicurato che rimarrà al suo posto, lanciando l'UKIP in una nuova battaglia interna per la leadership. Un processo che non sembra mai finire da dopo la vittoria al refendum ed anche un processo che ha già vissuto momenti molto "alti", come il pugno che ha steso un eurodeputato del partito a Strasburgo, vittima dell'ira di un compagno di fila. 

Farage scappa, per riorganizzare il fronte del Brexit. Farà un movimento?

Una situazione di crisi da cui sembra voler scappare Farage, preoccupato anche per la piega che stanno prendendo i negoziati sulla Brexit. La stampa britannica parlava questo fine settimana di ricorrenti incontri tra Farage e Arron Banks, il magnate delle assicurazioni che è stato il massimo finanziatore dell'UKIP, per lanciare in tempi brevissimi una nuova formazione con l'obiettivo di riorganizzare il fronte del Brexit in vista di un possibile nuovo referendum, che peraltro lo stesso eurodeputato aveva ipotizzato a inizio anno.

Non si sa ancora se Farage stia pensando a un partito vero e proprio o se, magari influenzato dalla coesistenza - a volte non facile - con i grillini, non opti per un movimento

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