Brexit, May torna a da Bruxelles a mani vuote. Tusk: “Nessuna svolta in vista”

La premier britannica però ostenta sicurezza: “Il divorzio avverrà nei tempi previsti”. Corbyn detta le sue condizioni per sostenere il piano del governo

May e Juncker © European Union , 2019

Theresa May è volata a Bruxelles per incontrare i vertici dell'Unione europea e discutere delle modifiche all'accordo che il Parlamento di Londra chiede per poterlo appoggiare. La premier britannica però non ha ancora chiara la proposta che vuole fare per superare il backstop, il meccanismo che terrà il Regno Unito nell'unione doganale evitando così un confine fisico in Irlanda, e la reazione alla sua visita è stata piuttosto fredda.

Tusk freddo

"Ancora nessuna svolta in vista. I colloqui continueranno", si è limitato a twittare il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, che ieri aveva scatenato non poche polemiche nel Regno Unito per la sua sortita sul "posto speciale dell'inferno", riservato a "coloro che hanno promosso la Brexit, senza neppure uno straccio di piano per portarla a termine in sicurezza". Il tema è stato oggetto di discussione nei colloqui. "Ho sollevato con il presidente Tusk la questione del linguaggio che ha usato ieri, che non è stato utile e ha causato ampio sconcerto nel Regno Unito", ha detto la premier che ha anche incontrato il presidente della commissione, Jean-Claude Juncker, con cui, afferma una nota congiunta, ha avuto una discussione “vigorosa ma costruttiva”.

Tajani: "No Deal sarebbe catastrofe"

"Siamo molto preoccupati, siamo vicini a una catastrofe umanitaria ed economica. Questa è la realtà di una Brexit senza accordo", è stato invece il commento del presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, secondo cui l'uscita senza accordo "sarebbe una soluzione molto pericolosa". “È importante" che May "ci abbia assicurato durante l'incontro che ci sarà il backstop", ha affermato il responsabile per i negoziati sulla Brexit del Parlamento Europeo Guy Verhofstadt, secondo cui la rimozione del backstop “non è in discussione”, perché il meccanismo “è assolutamente necessario per salvaguardare l'accordo del Venerdì Santo, il mercato interno e quindi per salvaguardare il processo di pace”.

Le condizioni di Corbyn

Da parte sua il Partito laburista britannico ha affermato che potrebbe appoggiare l'accordo se May si impegnerà per un più stretto legame futuro con l'Ue dopo l'uscita dall'Unione. In una lettera inviata alla premier Jeremy Corbyn ha dettato le sue condizioni. Tra queste un impegno "permanente e globale" per un'unione doganale con la Ue, in base al quale Londra potrebbe dire la sua sui futuri accordi commerciali dell'Unione - una proposta ripetutamente respinta dal governo, che vuole mano libera sulle trattative commerciali - e uno "stretto allineamento" con il mercato unico europeo. Inoltre, Corbyn chiede un "allineamento dinamico sui diritti e le protezioni", l'impegno a mantenere la partecipazione britannica nelle agenzie e nei programmi di finanziamento dell'Ue, e l'accesso continuato ai data base della sicurezza e dal sistema del mandato d'arresto europeo.

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