Ema: il Parlamento Ue conferma Amsterdam. Milano si rifarà con la neonata Agenzia sul lavoro?

Strasburgo da il via libera al trasloco da Londra all'Olanda, ma con condizioni: dovranno essere rispettati i tempi per il completamento della sede provvisoria e di quella definitiva. Gli eurodeputati chiedono inoltre che questa sia l'ultima volta in cui decidono i governi. La Lega non sottoscrive la richiesta che potrebbe facilitare l'arrivo in Lombardia della nuova Autorità Ue per il lavoro

Sede provvisoria Ema ad Amsterdam. EPA/REMKO DE WAAL

Partita chiusa o quasi, quella sull'Ema, con le speranze di Milano appese solo ad eventuali ritardi costruttivi olandesi, ma al tempo stesso si apre la lotta per le prossime Agenzie, con il Parlamento che rifiuta il ruolo di mero spettatore delle decisioni dei governi ed il capoluogo lombardo che, sconfitto da un sorteggio sul farmaco, potrebbe presto rifarsi con un altro ente Ue, la neonata Autorità europea del lavoro. Un pesce sicuramente più piccolo, ma che potrebbe presto crescere fino a diventare un'Agenzia di peso. 

Sì condizionato ad Amsterdam

A larga maggioranza - 507 sì, 112 no e 37 astensioni - il Parlamento Ue ha dato oggi il suo via libera al trasferimento dell'Ema ad Amsterdam. Un trasloco su cui pesa però l'incognita dei lavori, non tanto quelli per la sede provvisoria che entrerà in attività il primo gennaio 2019 e che è a buon punto, quanto quelli per la destinazione definitiva che dovrà essere occupata il 15 novembre dello stesso anno e che al momento è un cantiere aperto in cui non sono state nemmeno gettate le fondamenta. 

"Il Parlamento ha dato oggi un sì condizionato ad Amsterdam - spiega Giovanni La Via, relatore della modifica del regolamento Ema - vogliamo che vengano rispettati i tempi perché la continuità operativa dell'Agenzia è la cosa più importante che il Parlamento vuole, la sicurezza dei cittadini sulla salute passa per l'operatività dell'Ema e quindi solo se faranno quello che hanno promesso di fare manterranno l'Agenzia, altrimenti bisognerà trovare altre soluzioni".

Il nome di Milano non appare nel testo (gli emendamenti proposti dagli eurodeputati italiani per inserirlo sono stati bocciati dalla plenaria), ma è chiaro che quelle "altre soluzioni" vedono in prima fila proprio il capoluogo lombardo. E se in caso di ritardi - i lavori verranno monitorati ogni tre mesi - si riaprirà la partita, a quel punto il Parlamento vuol poter dire la sua. 

Strasburgo: mai più una decisione solo dei governi. Ma la Lega si defila

La novità più forte del voto di oggi a Strasburgo è infatti la richiesta che le scelte future sull'assegnazione delle Agenzie Ue non si risolva più solo in una partita da giocare al tavolo dei governi ma che veda anche la piena partecipazione della stessa Eurocamera. "Il Parlamento Ue - ha affermato subito prima del voto in aula La Via - non può esser chiamato ad apporre timbri su decisioni altrui, tra l'altro prese senza una base giuridica vincolante, realizzate in maniera poco trasparente a margine di un consiglio se non addirittura per sorteggio, per questi motivi assieme ad altri gruppi politici chiediamo che la decisione sia presa anche dal Parlamento, il primo garante del principio democratico. Questa sarà l'ultima volta che decidono i governi", ha concluso l'eurodeputato di AP. 

Il gruppo ENF della Lega è stato l'unico, assieme ai conservatori, a non sottoscrivere l'emendamento in cui il Parlamento chiede di decidere assieme agli Stati. 

Con il Parlamento che decide, l'Italia acquista peso

Gli eurodeputati hanno dato mandato proprio a La Via di negoziare con il Consiglio e la Commissione il nuovo sistema di assegnazione delle Agenzie Ue, che pretendono che sia basato sulla codecisione, quindi coinvolgendo Strasburgo. Il che implica che cambi anche il peso di ogni singolo paese. Tra gli Stati il voto dell'Italia, tanto per fare un esempio a caso, è pari a quello dell'Olanda, nell'Eurocamera, invece, i 73 eurodeputati azzurri pesano più dei 26 orange.

Milano risarcita con l'Autorità Ue sul lavoro?

Il passaggio per Strasburgo implica necessariamente un vantaggio per i paesi grandi ed è un vantaggio che, persa l'Ema, potrebbe già farsi sentire con le prossime Agenzie, in primis quella del lavoro, battezzata martedì con un mandato limitato, il compito di difendere i diritti dei lavoratori che si spostano da uno Stato membro all'altro, ma che potrebbe e dovrebbe crescere inglobando diversi programmi Ue, a partire dall'Erasmus+.

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