Ema: Milano non torna in gioco ma Amsterdam verrà monitorata ogni tre mesi

Primo voto al Parlamento Ue sulla nuova sede dell'Agenzia del farmaco. Se il capoluogo lombardo viene stralciato dai testi, la capitale olandese non avrà vita facile: dovrà garantire la piena operatività dell'Ema. E il Parlamento chiede di poter dire la sua nelle prossime decisioni sulle Agenzie Ue

Sede temporanea dell'Ema ad Amsterdam. ANSA/REMKO DE WAAL

Milano non passa, ma Amsterdam non avrà vita facile: i lavori per la sede dell'Ema verranno monitorati trimestralmente e l’Olanda dovrà garantire sempre la piena operatività dell’Agenzia europea del farmaco. Nei supplementari di Strasburgo della battaglia tra il capoluogo lombardo e la capitale culturale olandese, dopo che la partita ufficiale a Bruxelles si è chiusa con il trionfo dei tulipani per lancio della monetina, il Parlamento Ue prova ad inserirsi ed a portare a casa una vittoria di principio: che in futuro qualsiasi decisione sulle Agenzie Ue sia decisa ascoltando anche il parere dell'eurocamera e che, quindi, la cosa non si risolva con una decisione tra le capitali, oltretutto poco trasparente. 

Le condizioni della Commissione Ambiente

Sono queste le condizioni poste ieri dalla commissione Ambiente dell’Europarlamento per il trasferimento della sede dell’Ema da Londra ad Amsterdam. Un primo via libera a larga maggioranza - 50 sì, 5 no e 2 astensioni - alla metropoli olandese, a cui giovedì dovrebbe seguire il voto positivo dell’intero Parlamento europeo. Ma Giovanni La Via, relatore del rapporto per la commissione Ambiente, osserva: "Abbiamo detto sì, ma devono essere rispettati i tempi di consegna degli stabili, perché qualora ciò non avvenisse ci sarebbe un danno per l’operatività della stessa agenzia del farmaco. È un sì condizionato".

Il Parlamento vuole dire la sua

La partita del Parlamento si è giocata su tre emendamenti di compromesso in cui spariva dal testo la parola Milano, che quindi non rientrava in gioco, peraltro in una situazione completamente compromessa in chiave politica europea (per quanto vadano avanti i ricorsi legali), per spostare la pressione sui lavori in corso ad Amsterdam e, in prospettiva, sui governi. Gli eurodeputati dicono che le capitali non possono scegliere da sole le sorti delle Agenzie Ue, anche Strasburgo deve poter dire la sua. 

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