Cosa ci sarebbe dietro l'addio di Borrelli al M5s

Primo eletto di peso in Italia, co-capogruppo EFDD a Strasburgo, vicino a Casaleggio, l'eurodeputato trevigiano entra nei non iscritti. La capodelegazione Agea: "Motivi di salute, non fa più parte del M5S”.

David Borrelli. European Parliament

Una dimissione che fa rumore: David Borrelli, l'uomo forte del M5s al Parlamento Ue, smette la casacca da grillino e passa armi e bagagli al gruppo dei non inscritti, in pratica nel girone infernale dell'eurocamera, in quel variegato insieme di chi non conta nulla. 

Un passo indietro non da poco per chi è stato il primo grillino eletto ad una carica pubblica di rilievo, al Consiglio comunale di Treviso, per chi è stato co-capogruppo del gruppo EFDD al Parlamento Ue, e per chi è ancora uno dei tre membri dell'associazione Rousseau.

La capodelegazione Agea: "Problemi di salute, non fa più parte del M5S"

Ad annunciare l'addio del 46enne politico trevigiano è stata oggi la capodelegazione del M5S a Strasburgo Laura Agea.  “L’eurodeputato Borrelli“, si legge nella nota firmata da Agea, “ha ufficializzato il suo ingresso nel gruppo dei non iscritti. Borrelli ha comunicato alla delegazione italiana del Movimento 5 stelle che la sua è stata una scelta sofferta ma obbligata da motivi di salute. Prendiamo atto che Borrelli non fa più parte del Movimento 5 stelle”.

Finisce così, poco prima delle elezioni, la carriera pentastellata dell'uomo forte del Movimento a Bruxelles e Strasburgo. Ma perché? Le ragioni di salute indicate nella note della Agea non convincono molto, nemmeno chi l'ha visto arrivare ancora oggi arrivare al suo ufficio di Bruxelles.

Dietro alle dimissioni dal gruppo, raccontano fonti della delegazione grillina, ci sarebbero altri motivi, in concreto due. Il primo sarebbe riconducibile all'allargarsi dello scandalo rimborsopoli, da Roma a Strasburgo, anche se - è bene precisarlo - per il momento il nome di Borrelli non è uscito e si parli solo, genericamente, di possibili mancati rimborsi anche da parte degli eurodeputati grillini. L'altro fronte riguardarebbe invece la relazione non semplice con Davide Casaleggio, un rapporto logoratosi negli ultimi mesi. E quindi una questione di linea da tenere, da strategie da seguire. 

Il suo potere ed il ruolo nei negoziati con i liberali

Borrelli è stato in questi anni l'uomo forte della delegazione pentastellata in Europa. Sia per il suo rapporto con Casaleggio Senior, che per il ruolo nella piattaforma Rousseau. Una posizione di potere che si è tradotta anche in una carica pesante, acquisita da subito, quella di co-capogruppo del gruppo EFDD assieme al pirotecnico eurofobico Nigel Farage. Di fatto era Borrelli, assieme alla capo-comunicazione Cristina Belotti a gestire la linea della delegazione. E sulla base di questo potere è stato lui ad ordire, assieme alla Belotti ed al funzionario di gruppo Francesco Calazzo, l'operazione (finita male) che doveva portare i grillini dal gruppo euroscettico dell'Ukip a quello pro-Ue dei liberaldemocratici.

Farage chiedeva la sua testa

Per essere riammessi nell'EFDD, Farage chiedeva la testa di Borrelli, che difatti perdeva il ruolo di co-capogruppo. La sua influenza sulla delegazione grillina, figlia della vicinanza con la Casaleggio, veniva anche messa in dubbio dai modi con cui gestiva proprio l'operazione con il capo dei liberaldemocratici, il belga Guy Verhofstadt, un'intesa maturata tra i due, con l'avvallo allora della Casaleggio, fatta digerire alla base del Movimento e, infine, quando il grosso era stato fatto, bocciata dai membri del gruppo liberaldemocratico. E poi fatta ridigerire alla base con un post, firmato di suo pugno, in cui si criticavano i poteri forti che avevano voluto tenere lontani i grillini.

Comunque non poteva ricandidarsi

I 5 Stelle perdono un pezzo grosso nella loro formazione europea. Già Marco Affronte e Marco Zanni avevano lasciato, dopo il negoziato con il liberaldemocratici, la barca, uno per andare dai Verdi e l'altro nel gruppo ENF di Salvini e Le Pen, e sono noti i mal di pancia di altri eurodeputati pentastellati. Ma nulla faceva ipotizzare che il prossimo a mollare la delegazione sarebbe stato proprio chi la teneva in pugno, almeno fino a qualche mese fa. Quel che si sa di certo è che comunque vada, finita la legislatura, Borrelli non si sarebbe più potuto ricandidare, visto i limiti ai mandati imposti dai grillini ai loro eletti. 

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