Caos spiagge, governo e stabilimenti contro la Bolkestein. Ma un pezzo d'Italia sta con l'Ue

Pioggia di diffide da parte di associazioni e cittadini contro i Comuni che prorogano le concessioni. E mentre l'esecutivo gialloverde difende imprenditori e resort, dall’Europa potrebbe arrivare una multa salatissima

Rinnovo delle concessioni senza gara per altri 15 anni e pioggia di ricorsi in tutta Italia. Non è proprio il modo più sereno per iniziare la stagione balneare, ma c’era da aspettarselo. Con la legge di bilancio approvata lo scorso inverno, il Governo M5s-Lega aveva infatti aperto la strada a una proroga a beneficio degli attuali stabilimenti balneari, titolari di concessioni delle aree demaniali. Un provvedimento preso nonostante una sentenza della Corte di Giustizia dell’Ue di luglio 2016 avesse criticato la negligenza italiana nell’applicazione delle regole europee e chiesto di aprire le concessioni alla concorrenza internazionale tramite gare pubbliche.

Associazioni in rivolta

Solamente che adesso a fare la voce grossa non è l’Europa, ma associazioni e comitati di cittadini contrari al rinnovo delle concessioni fino al 2034. E così sono arrivate le prime diffide ai Comuni che le hanno estese sul litorale di Ostia e Rimini, diffide che poi hanno colpito anche diverse amministrazioni in Sicilia, Toscana e Campania. Sentenza europea in mano, i ricorrenti minacciano di trascinare i Comuni di fronte al Tar per il mancato rispetto delle regole comunitarie che prevedono l’applicazione della direttiva Bolkestein agli stabilimenti balneari. 

La direttiva Bolkestein

La direttiva che porta il nome del politico olandese Frits Bolkestein contiene le regole che garantiscono la parità tra imprese e professionisti europei nel mercato comunitario. Stabilisce quindi che i servizi e le concessioni pubbliche vengano lasciati alla libera concorrenza tra privati tramite gare con regole e criteri d’assegnazione trasparenti, che diano la possibilità a tutti gli operatori, a prescindere dal Paese europeo nel quale abbiano sede, di partecipare. E potenzialmente di aggiudicarsi la gara offrendo servizi e canoni più competitivi. Applicare la direttiva al settore del turismo balneare italiano vorrebbe dire rimettere in discussione il business sul quale si regge l’intero comparto degli stabilimenti. E quindi mettere in forse il futuro dei 27mila concessionari che gestiscono oltre il 60% delle coste italiane. Decine di migliaia di famiglie temono quindi l’applicazione della Bolkestein che permetterebbe l’ingresso non solo di aziende rivali tricolore, ma anche della concorrenza straniera e di operatori multinazionali.

Il giro d'affari

Non tutti gli stabilimenti italiani sono però gestiti da aziende familiari. Con loro ci sono anche grandi hotel e resort, che operano in una situazione di convenienza. I canoni annuali versati per le concessioni nel 2016 ammontavano infatti a soli 103 milioni di euro, a fronte di un giro d’affari che supera i 15 miliardi l’anno. Come riportato dal rapporto “Le spiagge sono di tutti!” pubblicato lo scorso anno da Legambiente, i concessionari di miniere d’oro come Santa Margherita Ligure, Forte dei Marmi e Porto Cervo pagano cifre irrisorie se paragonate ai margini di guadagno. Il Lido Punta Pedale e il Continental di Santa Margherita Ligure hanno versato nel 2018 rispettivamente 7500 e 1989 euro. Bagno Felice di Forte dei Marmi ha pagato alle casse pubbliche 6560 euro, Carmen Bay di Capalbio poco più di 3000 euro. Si chiude con la Spiaggia Hotel Cala di Volpe che ha pagato solo 520 euro per occupare il paradiso terrestre di Liscia Ruja per tutto il 2018. 

La denuncia di Legamnbiente

La stessa Legambiente si è fatta promotrice dei ricorsi contro le amministrazioni con l’obiettivo “di far capire che una situazione così articolata non si può governare con proroghe e aggiramenti delle direttive europee”. Gli ambientalisti avvertono che continuando su questa strada si potrebbe arrivare solo “a una procedura di infrazione contro il Governo italiano e all’annullamento degli atti approvati dai comuni”. Legambiente si propone quindi il traguardo di “difendere il diritto di accesso alla spiaggia e fermare le proroghe previste dalla legge di bilancio”.  Un obiettivo a portata di mano, vista non solo la sentenza dei giudici di Lussemburgo, ma anche l’orientamento della Commissione europea.

Rischio multa

In risposta a un’interrogazione parlamentare degli eurodeputati del Pd, Palazzo Berlaymont, sede dell'Esecutivo Ue, ha infatti ribadito lo scorso 6 luglio che le concessioni balneari rientrano tra le attività economiche disciplinate dalla Bolkestein. Se da una parte sugli stabilimenti balneari pende la spada di Damocle delle regole europee, il Governo si trova nuovamente a rischio di una procedura d’infrazione per mancato rispetto delle leggi comunitarie. Con la minaccia di una salatissima multa da Bruxelles per oltre un miliardo di euro.

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