Condannato a 20 anni in Belgio Salah Abdeslam, il sopravvissuto degli attentati di Parigi

Atto di terrorismo contro la polizia, l'ex ricercato numero 1 d'Europa riceve la sua prima condanna per la resistenza all'arresto del 18 marzo 2016, in cui rimasero feriti 3 poliziotti e morto un terrorista. Venti anni anche al suo complice Ayari

Salah Abdeslam. ANSA/foto dal sito della polizia belga

Venti anni di carcere per attacco terroristica. E' questa la prima condanna che cade sulla testa di Salah Abdeslam, per mesi l'uomo più ricercato d'Europa, ed ora mandato dalla Giustizia belga in prigione per due decadi per lo scontro a fuoco contro la polizia, in cui rimasero feriti 3 agenti, in un appartamento di rue Du Dries a Foret, un paio di chilometri dal centro di Bruxelles, mentre si stringeva il cerchio su di lui. Un cerchio che si chiuse due giorni dopo a Molenbeek. Venti anni anche a Sofien Ayari e Mohamed Belkaïd, i suoi due complici, l'ultimo condannato a titolo postumo, visto che rimase ucciso durante l'irruzione delle forze di polizia. 

Salah Abdeslam e Sofien Ayari sono stati inoltre multati per 12.000 euro e hanno perso tutti i loro diritti per un periodo di dieci anni. I due dovranno anche risarcire i poliziotti feriti, costituitisi parte civile, per oltre 375.000 euro e lo Stato belga per 142.000 euro.

I giudici del Tribunale correzionale di Bruxelles hanno invece dichiarato inammissibile la richiesta di costituirsi parte civile avanza da V-Europe, un'associazione di vittime degli attacchi a Bruxelles. V-Europe sosteneva che l'arresto di Abdeslam avrebbe accelerato i tempi degli attentati che colpirono la capitale belga il 22 marzo 2016, 4 giorni dopo aver scovato l'unico sopravvissuto degli attentati di Parigi del novembre 2015. I giudici non hanno recepito la richiesta.

Abdeslam in carcere in Francia

Abdeslam non era presente alla lettura della sentenza, era in cella in Francia, si era visto al Palazzo di giustizia solo il 5 febbraio, all'inizio del processo. "Il mio silenzio non mi converte in criminale, è la mia difesa", aveva affermato allora, barba lunga e capelli fino alle spalle, nessuna telecamera ammessa, per suo volere, e il suo profilo lasciato solo alla matita dei disegnatori.

"Vorrei che ci si basasse su prove scientifiche, non fare dell'ostentazione come fanno i media - affermava Abdeslam - ciò che constato è che i musulmani sono trattati nella peggior maniera, senza pietà. Non c'è presunzione di innocenza. Giudicatemi, fate quel che volete con me, io ho fiducia solo in Allah". 

Nessuna attenuante, rigettate le tesi della difesa

Per la Corte, gli imputati avevano l'obiettivo incontestabile di far parte di un gruppo terrorista, con l'obiettivo di terrorizzare i miscredenti. Abdeslam e Ayari, sostengono i giudici, "avevano anticipato un intervento della polizia", ricreando possibili "scenari" di fuga e partecipando alla sparatoria. La difesa indicava invece nel solo Mohamed Belkaid, l'unico dei tre ucciso, l'autore degli spari contro la polizia. 

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