Zanzara tigre addio, con la biotecnologia si può impedire che si riproduca o trasmetta la Zika

Un metodo sperimentale messo a punto dall'Enea, che non si basa sulla modificazione genetica, permetterà di evitare la trasmissione di pericolosi virus tropicali

ANSA - KRZ

La zanzara tigre è una specie di origine asiatica abbastanza pericolosa, questo perché è un vettore di diversi virus patogeni per l’uomo e la sua presenza nelle regioni mediterranee (in Italia è comparsa per la prima volta nel 1990) ci espone al rischio di trasmissione.

L’Enea, l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, ha sviluppato un metodo biotecnologico per limitare la riproduzione della zanzara tigre e abbattere le sue capacità di trasmettere virus tropicali. Questo risultato è stato possibile grazie all’introduzione nella zanzara in laboratorio di ceppi specifici del batterio Wolbachia, innocuo per l’uomo e comunemente presente in gran parte degli insetti. Dopo questa introduzione le femmine hanno manifestato un azzeramento della trasmissione del virus Zika e una riduzione a meno del 5% di quella dei virus di Dengue e Chikungunya. I maschi invece sono stati in grado di rendere sterili le femmine selvatiche della specie dopo l’accoppiamento, compromettendone la futura possibilità di riprodursi.

Sperimentato in condizioni controllate contro popolazioni di zanzara tigre sia italiane che tropicali, il metodo biotecnologico dell’Enea punta a prevenire il rischio di epidemie associate a questi virus ed è stato testato nell’ambito del progetto europeo Infravec 2 grazie alla collaborazione con il dipartimento di virologia dell’Istituto Pasteur di Parigi, e i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PLoS Neglected Tropical Diseases. “Il metodo non si basa su modificazioni genetiche ma sulla manipolazione della naturale flora batterica dell’apparato riproduttivo degli insetti, utilizzando ceppi batterici già comunemente diffusi nell’ambiente e assolutamente innocui per l’uomo. In pratica, attraverso la somministrazione di un antibiotico, il batterio Wolbachia viene rimosso dalle cellule del tessuto riproduttivo della zanzara tigre e viene sostituito, tramite microiniezione embrionale, da varianti diverse dello stesso batterio prelevate, nel nostro caso, dalla zanzara comune e dal moscerino della frutta", spiega il ricercatore Enea Riccardo Moretti.

“La prima variante del batterio Wolbachia rende i maschi in grado di sterilizzare le femmine selvatiche con cui si accoppiano, mentre è la seconda variante che interferisce sulla trasmissione dei virus”, aggiunge Moretti. “Grazie a questo metodo biotecnologico il fattore di sterilità è ereditato da tutti i figli di una zanzara femmina che ne è portatrice. Inoltre, rispetto alla tecnica dell’insetto sterile tradizionale basata sull’irraggiamento con raggi γ o x, questo batterio ci ha consentito di ottenere, a costi e tempi di intervento inferiori, esemplari maschi più efficienti nell’indurre sterilità nelle femmine selvatiche”, afferma Maurizio Calvitti della divisione “Biotecnologie e Agroindustria” di Enea.

Pur non essendo ancora utilizzato in Europa, l’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche (ECHA) ha classificato il metodo Enea come biocida - assimilato cioè a sostanze, miscele o metodi utilizzati per il controllo di organismi nocivi - mentre il Ministero della Salute italiano ha dato il via libera alla sperimentazione in campo su aree controllate.

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