Verde, donna e battagliera. Chi è Ska Keller, la tedesca che sogna la presidenza dell’Eurocamera

Parla sei lingue, è solidale coi rifugiati e nemica giurata dei combustibili fossili. La numero uno degli ecologisti potrebbe prendere il posto di Tajani, dando una decisa svolta a sinistra alla guida dell’emiciclo

Ska keller - foto Mathieu Cugnot © European Union 2018

Trentasette anni, dieci dei quali trascorsi a fare l’europarlamentare tra Bruxelles e Strasburgo. Franziska “Ska” Keller ha la fama di essere una battagliera, e il dragone che sputa fuoco tatuato sul braccio sembra messo lì per confermare tale reputazione. Voci di corridoio la danno come candidata quasi certa dei Verdi per la presidenza del Parlamento europeo. L’affermazione degli ecologisti alle ultime europee le dà certamente forza, anche se è difficile che riesca a conquistare della poltrona attualmente occupata da Antonio Tajani, che in passato difficilmente è stata data a partiti che non fossero della famiglia popolare o socialista. Ecologista e federalista europea, pone tra la sue priorità l’accoglienza dei rifugiati e la trasparenza della pubblica amministrazione. Al lavoro va sempre in bicicletta e nella sua agenda politica mette al primo posto anche la fine delle sovvenzioni ai combustibili fossili e un piano di investimenti “sulle tecnologie pulite e amiche del clima che creerebbero tanta occupazione”. 

Come ogni donna forte della politica tedesca, è soggetta a continui paragoni con Angela Merkel. Sono entrambe nate nell’ex Repubblica democratica tedesca, sotto l’ingombrante influenza di Mosca. Ma a parte le origini, le due hanno ben poco in comune. Merkel incarna quello spirito tedesco che nessuno meglio di lei riesce a rappresentare, conservatrice nelle idee e nei modi di relazionarsi in pubblico. E mentre la cancelliera, dopo oltre vent’anni di vertici internazionali, continua a non parlare l’inglese in pubblico e a indossare gli auricolari con la traduzione durante le conferenze stampa oltre confine, Ska Keller è una poliglotta dal curriculum che spicca per esterofilia.  Parla sei lingue: inglese, spagnolo, turco, finlandese, un po’ d’italiano oltre naturalmente al tedesco. Ha studiato prima alla Libera Università di Berlino, ateneo di riferimento per per i filo-americani durante la guerra fredda, poi all’Università Sabanci, alle porte di Istanbul. Come si legge nel suo curriculum, si è laureata in islamistica, turcologia e giudaistica.

Ha completato gli studi quando è già nel pieno della sua ascesa politica, ritrovandosi nel bel mezzo della stagione delle “leadership in tandem” nel partito dei Verdi, che vogliono alla guida del loro partito sempre un rappresentante di entrambi i sessi.  La carriera da leader di Keller comincia nel 2007 con la presidenza dei Verdi nella regione del Brandeburgo assieme al collega Axel Vogel. Prosegue nel 2014 come capo dei Verdi europei assieme al francese José Bové. Torna nel tandem dal 2016 come co-presidente dei Verdi in Parlamento Europeo assieme al belga Philippe Lamberts. E finisce candidata alla guida della Commissione europea assieme all’olandese Bas Eickhout.  Se la sua corsa alla guida del Parlamento europeo verrà ufficializzata potrà finalmente correre la sua gara individuale.

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