Non solo Venezia, l'Ue a rischio allagamenti: "Costeranno 20 miliardi l'anno"

L'effetto combinato di cambiamenti climatici, alluvioni e innalzamento del mare colpiranno sempre più zone dell'Europa. E la Corte dei conti segnala le criticità dell'azione dell'Italia nel prevenire i danni. Compresa la valutazione dei rischi per la città lagunare

Un fermo immagine tratto da un video dei vigili del fuoco mostra una veduta aerea dell'isola di Pellestrina, 13 novembre 2019. ANSA/VIGILI DEL FUOCO

Le immagini di Venezia sommersa dall'acqua hanno rilanciato un allarme che da anni circola tra le autorità di tutta Europa: i danni provocati dalle alluvioni, per l’effetto combinato dei cambiamenti climatici ed economici, sono destinati a triplicare nel prossimo decennio: dai 7 miliardi di euro all’anno registrati finora si passerà a 20 miliardi di euro all’anno negli anni 2020, con una popolazione colpita pari a 10 milioni di europei. E lo scenario potrebbe peggiorare ulteriormente: 46 miliardi di euro all’anno negli anni 2050 e a 98 miliardi di euro all’anno negli anni 2080.

I cambiamenti climatici

E' quanto riporta uno studio della Commissione europea del 2013. E purtroppo gli eventi dell'ultimo lustro stanno confermando le previsioni. Dalla Spagna alla Francia per arrivare alle regioni del centro e dell'est Europa, alluvioni e inondazioni sono in aumento. Nei prossimi 3 mesi, i metereologi prevedono livelli record i precipitazioni un po' in tutta l'Ue. "A causa dei cambiamenti climatici - scrive la Corte dei conti europea - l’Ue è colpita da precipitazioni più intense, tempeste più violente e un innalzamento del livello del mare. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, a causa della maggior intensità e frequenza delle alluvioni, peggioreranno complessivamente in Europa le conseguenze delle alluvioni fluviali, pluviali e costiere". 

Le piogge non aumenteranno ovunque. Anzi, nei Paesi del Sud come l'Italia, sono destinate a diminuire, soprattutto nei periodi estivi. Ma questa non è una buona notizia: "Periodi più lunghi e frequenti senza piogge potrebbero arrecare danni alla copertura del suolo, scatenando fenomeni di erosione e aumentando le acque di dilavamento durante i nubifragi", scrive sempe la Corte dei conti Ue. In altre parole, i periodi di siccità più lunghi renderanno più debole la resistenza dei territori a nubifragi che saranno più intensi: "Precipitazioni altamente localizzate e molto intense possono causare piene repentine, le quali possono provocare vittime e importanti distruzioni, soprattutto nelle cittadine e nelle città prive di un adeguato sistema di drenaggio. Le piene repentine sono sempre più comuni, in particolare nel Mediterraneo e nelle zone montagnose", sottolinea ancora la Corte.

L'innalzamento del mare

A preoccupare, poi, è anche l'innalzamento del livello del mare: secondo uno studio del gruppo di esperti sul cambiamento climatico dell'Onu, l'Ipcc, entro la fine del secolo, la maggior parte delle coste europee, tra cui quelle dell'Italia, sarà interessata da un innalzamento del livello del mare di oltre 30 centimetri rispetto ai livelli del periodo 1986-2005. E questo nello scenario più ottimista: se non saranno prese contromisure adeguate contro l'aumento delle emissioni e delle temperature, l’innalzamento potrebbe essere compreso tra 45 e 82 centimetri.

Del resto, una ricerca condotta su dati relativi agli ultimi 150 anni, hanno evidenziato che l'esposizione delle coste europee agli allagamenti è aumentata. Si calcola che oltre il 2% della popolazione sia esposta a tali fenomeni. La percentuale era la metà nel 1870. E questo a fronte di una popolazione notevolmente inferiore. 

La direttiva Alluvioni

Come dicevamo, l'allarme è noto da tempo. Già nel 2007, l'Ue ha adottato la direttiva Alluvioni al fine di coordinare la prevenzione, la protezione e la preparazione relativamente al rischio di alluvioni all’interno degli Stati membri e tra di essi, a livello di bacino idrografico, con una serie di misure volte a limitare le acque di dilavamento, a rallentare il flusso dei fiumi, a consentire alle alluvioni di espandersi nel terreno naturale e agricolo, a proteggere le popolazioni più vulnerabili e a non aggravare le alluvioni a valle. Secondo una recente valutazione della Corte dei conti, la direttiva ha avuto nel complesso effetti positivi, ma "permangono considerevoli sfide future per quanto concerne una più completa integrazione di aspetti legati ai cambiamenti climatici, ai sistemi di assicurazione contro le alluvioni e alla pianificazione territoriale nella gestione del rischio di alluvioni". 

Rischio sottovalutato a Venezia

Tra le more della relazione della Corte Ue, poi, ci sono una serie di note negative sull'Italia. Una di queste riguarda proprio Venezia: "Nell’Italia settentrionale, le stazioni di misurazione di Venezia e Trieste hanno mostrato un innalzamento del livello del mare basato su dati raccolti durante gli ultimi 140 anni - scrive la Corte - A Trieste, è stato registrato un aumento medio di 1,2 millimetri l’anno, con una tendenza accelerata negli ultimi 20 anni. Tuttavia, la metodologia adottata dalle autorità per determinare gli scenari di alluvione non ha tenuto conto delle informazioni sugli innalzamenti futuri del livello del mare". E questo, secondo la Corte, potrebbe avere comportato una sottostima dei livelli di investimenti necessati per far fronte ai rischi futuri. 

Altro punto dolente riguarda le cosiddette infrastrutture verdi: si tratta di opere come le pianure alluvionali, le zone umide o la riconfigurazione dei corsi d’acqua. Secondo la Commissione europea, queste opere "possono ridurre l’impatto delle alluvioni", rappresentando inoltre una soluzione valida in termini di costi e benefici, e alternativa alle classiche 'infrastrutture grigie' come le barriere di difesa contro le mareggiate. Ebbene, in Italia, ha rilevato la Corte, "meno del 2% delle 469 misure applicabili riguardava infrastrutture verdi". 

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